SERVIZIO DI INFORMAZIONE E CONSULTAZIONE
Il Centro Psicoanalitico di Firenze offre un Servizio di Consultazione ed Informazione aperto a tutti coloro che intendono avvicinarsi ad un percorso terapeutico o che intendano avvalersi di un sostegno nei momenti critici della propria vita.
Il servizio di Consultazione prevede fino a tre colloqui con un analista che poi fornirà un’indicazione terapeutica adeguata ai bisogni espressi.
La consultazione è rivolta ad adulti, adolescenti, bambini e coppie.
Il servizio è inoltre disponibile a fornire informazioni sul metodo psicoanalitico.
Il servizio di Consultazione e Informazione, a seconda delle richieste ricevute, provvede alla costruzione di corsi per medici, insegnanti, personale sanitario, genitori.
Responsabile del Servizio informazione e consultazione: Maria Pappa
Responsabile servizio Consultazione Bambini/Adolescenti: Annalisa Da Pelo
Per informazioni: consultazionecpf@gmail.com
Il Servizio di Consultazione non è operativo dal 15 luglio al 7 settembre e dal 20 dicembre al 7 gennaio
BREVE STORIA DEL SERVIZIO CONSULTAZIONE DEL CPF
L’idea di un servizio di consultazione nel centro di Firenze comparve sul finire
del 1994. Fu quello l’anno in cui, grazie a un aumento del numero dei soci e
quindi di una disponibilità finanziaria maggiore, fu possibile prendere in affitto
dei locali nel centro di Firenze e disporre quindi di una sede che poteva
consentire di “lavorare fuori” nel contesto sociale e culturale della città. Si
costituì così un primo gruppo di studio a cui aderirono dodici soci, che per un
anno studiarono teoricamente e approfondirono le loro conoscenze sul tema
della consultazione, confrontandosi anche con situazioni analoghe in altre
parti d’Italia. Alla fine di questa esperienza, con qualche scontro e accesi
dibattiti, si costituì il primo Servizio di Consultazione e Informazione del
Centro Psicoanalitico di Firenze nel novembre del 1996. Ne facevano parte
16 soci, tra cui: Sandra Filippini, Maria Alice Pieroni, Tiziana Pierazzoli,
Graziano Graziani. Nel corso degli anni molti colleghi hanno partecipato e
lavorato alla Consultazione, svolgendo colloqui, riunendosi periodicamente
per l'approfondimento di temi clinici, interrogandosi e riflettendo su alcuni
punti teorici nodali del lavoro clinico: la diagnosi, le indicazioni al trattamento
psicoanalitico, le modalità di raccolta dei dati clinici, ai fini di un lavoro di
rielaborazione e di ricerca.
Nel 2006 Marta Capuano, allora responsabile del Servizio di Consultazione,
insieme ai colleghi del gruppo (Guido Gori, Franco Mori, Antonella
Sessarego) organizzò un importante convegno a Pisa “ La consultazione
psicoanalitica” che fu una importante occasione di discussione e confronto a
cui parteciparono anche molti colleghi di altri Centri.
Nel 2009 si organizzò, con l’impegno di Patrizia Masoni, la possibilità di
svolgere visite di consultazione anche a Pisa per le richieste provenienti da
quell’area. Inoltre con la collaborazione di colleghi esperti, Paolo Meucci e
Giovanna Gori Chiarugi, si aprì la possibilità per la consultazione di bambini e
adolescenti.
Grazie alla particolare attenzione su questo tema dell’Esecutivo SPI
(presidente Stefano Bolognini 2009-2013), nel 2010 fu istituita una
commissione nazionale composta dai responsabili di tutti i Centri (per il CPF
Antonella Sessarego), il cui lavoro portò al superamento di questioni spesso
dibattute (come il pagamento o il numero di sedute), a favore di aspetti
fondanti, come la specificità dell’intervento di consultazione e la necessità
che il gruppo di lavoro si confronti sui temi clinici emergenti. Dunque la
responsabile per il CPF, Antonella Sessarego, ha proseguito fino al 2013.
Successivamente, nell’ambito dei diversi esecutivi che si sono susseguiti nel
CPF, sono state responsabili della consultazione, Teresa Lorito e Arianna
Luperini.
DAL 2021 FINO AD OGGI
In anni più recenti, con l’esecutivo antecedente all’attuale esecutivo, cioè
quello eletto nel 2021, avente come responsabile per la consultazione, Silvia
Bitossi, c’è stata una sorta di rifondazione del servizio di consultazione,
legata oltre che alla spinta impressa dall’esecutivo nazionale relativamente a
tale funzione, al cambio di sede del CPF. Tutto ciò ha creato le premesse per
la nascita di un gruppo di lavoro, che grazie alle nuove normative, si è
avvalso della preziosa partecipazione di un consistente numero di
candidate/i. Così come è stato per gli altri Centri della SPI, l’attività del CPF è
stata in collegamento con quella degli altri Centri, mediante un gruppo
nazionale della consultazione, avente come referente Nicolino Rossi. Il
gruppo nazionale ha posto l’obiettivo fondamentale di confrontare e
uniformare il più possibile le modalità di intervento e di promuovere ricerca,
nonché di ‘traghettare’ il centro di consultazione verso un vero e proprio
centro clinico di terapie psicoanalitiche (CCTP).
Viene qui riportata una breve sintesi del contributo di Silvia Bitossi,
presentato al CPF, il 19 maggio 2022, in occasione della serata dedicata al
Gruppo di Consultazione.
IL GRUPPO al LAVORO di Silvia Bitossi
La consultazione può essere rappresentata come “una soglia” posta su un
doppio limite (La Scala): uno rivolto alla cura, all’esterno, al sociale, e un altro
aperto all’interno verso l’Istituzione analitica, conscia e inconscia, con le sue
appartenenze identitarie, i suoi principi scientifici nonché deontologici, verso i
quali il consultante sente vincoli e garanzie di rappresentanza rispetto alla
terzeità istituzionale. L’influenza di questa dialettica (esterno-interno), a livello
conscio e inconscio, determina le forme organizzative e le scelte cliniche
della consultazione: numero dei colloqui, gratuità o meno, modalità e sede,
invii, analista “smistatore” o analista che approfondisce la valutazione e il
progetto. Questo per dire come vi sia circolarità e influenza fra piano
organizzativo e di approfondimento clinico e teorico.
La nostra scelta di setting, almeno fino a questo momento, è stata quella di
fornire uno o due colloqui, c’accordo con de M’Uzan il quale sostiene che
impedire ad una persona di accedere all’analisi è più dannoso che dare
indicazioni sbagliate.
Nel corso dei nostri incontri sono emersi vari spunti che ci proporremmo di
approfondire:
-Specificità della consultazione in ambito istituzionale
-Differenze fra colloquio di consultazione e primo colloquio di terapia
-Riflessioni fra prima tranche di trattamento e suggestioni emerse dalla
consultazione
-Drop out
-Multiformità di richieste e adeguamento del setting
Dalla ormai cospicua letteratura sull’argomento, con i vari modelli, diversi dal
punto di vista teorico-clinico, mi limiterò ad accennare ad alcuni aspetti che
ritengo interessanti sul tema di un primo colloquio di consultazione in ambito
istituzionale: un incontro, non una conoscenza e, preferibilmente, non
un’indagine. La prerogativa di tale colloquio consiste nel fatto che l’incontro-
contatto-commiato, l’incontrarsi e dirsi addio, avvengono spesso in un’unica
occasione, in un breve spazio temporale. E a questo proposito
particolarmente felice mi sembra l’immagine di Bolognini del consultante
come “traghettatore”: una funzione ponte, un oggetto transitorio, un
comprimario necessario, che abbia una buona tenuta depressiva e una
buona elaborazione della separatezza, che offra un ascolto concavo che crei
un vuoto aspirato, che esalti il valore del silenzio come spazio e come
strumento per consentire la qualificazione di un oggetto transferale, che
mantenga un assetto interno di curiosità e sospensione, discreto, enigmatico
nel senso di Racalbuto (che declina ciò come la capacità-attitudine
dell’analista di “stare da solo in compagnia”), un analista che tutt’al più ricorra
a domande aperte di natura insatura o a brevi intercalari o ad un rilancio
associativo, insomma aperture modulate. Inoltre un analista dalla neutralità
premurosa che permetta di passare dalla seduzione dell’analista in quanto
persona alla seduzione del metodo, cioè della sua funzione analitica (de
M’Uzan), facilitato da un transfert sul linguaggio “parole che toccano… e che
rimandano a possibili legamenti e slegamenti in un campo di pensiero co-
generato anche nell’ascolto del breve tempo della consultazione” (La Scala) e
che consenta di “prepararsi per il lutto futuro sull’oggetto” (Donnet). Una
raccomandazione a restare prudenti nel ricevere informazioni o peggio
confessioni da chi non sarà analizzato da noi viene dal parere di molti autori.
Quindi, non un’analisi in miniatura, presumibile ostacolo al transfert
successivo ma una “microesperienza che fornisca un assaggio esperenziale”
(Bolognini).
Nel tentativo di individuare la specificità della consultazione psicoanalitica
nell’istituzione, la quasi totalità degli autori fa riferimento all’importanza che si
tratti di un’esperienza trasformativa, emotivamente significativa, focalizzata
sul punto di angoscia del paziente e che conduca ad un “sentimento di
ritrovata intimità con il proprio sé contrapposto al senso di spaesamento con
cui può arrivare il paziente alla consultazione” (Racalbuto).
Sono d’accordo con Jaffé quando dice che la consultazione non deve
spiegare cos’è l’analisi, ma provare a far vivere fin dal primo istante
un’esperienza significativa e unica di qualcosa di profondo e intimo che
consenta al soggetto di incuriosirsi e aprire un dialogo con il proprio inconscio
e con aspetti inediti di sé.
In riferimento al lavoro dei centri clinici di Parigi che offrono cure integrate e
che utilizzano in taluni casi una terzeità oggettivata tramite l’introduzione di
un personaggio reale che garantisce un’asimmetricità minacciata da
funzionamenti al limite, l’obiettivo della consultazione è relativo a come
“rendere il transfert meglio trasferibile” (Donnet) e alla scelta di un setting
adatto alla disponibilità delle risorse psichiche del paziente, tale da rendere
possibile questo trasferimento su un nuovo oggetto.
La consultazione è indubbiamente un’attività stimolante e stressante, per
l’analista e per il paziente. Da parte dell’analista occorre un’alta
concentrazione, una memorizzazione dei dati ed una rapida sintesi cognitiva
e al contempo la capacità di tenere un contatto intenso avendo in mente il
commiato e fantasticando l’invio. D’altro canto, come dice Klauber, dato che
in una consultazione si può raggiungere solo una comprensione parziale di
un problema esistenziale, è principalmente la qualità del rapporto fra paziente
e consultante che consente di raggiungere un giudizio sulla possibilità e
sull’indicazione ad un’analisi.
Benché breve, soprattutto con certi pazienti, il colloquio non protegge dalle
turbolenze transferali/controtransferali, che quando si producono potenti
identificazioni, possono richiedere un secondo colloquio, volto a riguadagnare
separatezza, pensiero ed elaborazione riguardo a collisioni violente o
sottilmente pervasive (Bolognini).
Circa i pazienti che si rivolgono al servizio di consultazione, trattasi il più
spesso di “pazienti per caso” (Jaffé), la cui richiesta di cura può essere
incerta, confusa, oppure urgente e al tempo stesso ambivalente. Si tratta di
pazienti eterogenei, che in ogni caso si rivolgono ad un professionista
attraverso un’istituzione, e che hanno già sviluppato un pretransfert, e nei
confronti dei quali il primo compito sarebbe quello di far emergere la
motivazione della richiesta stessa. Pazienti nei confronti dei quali, fra l’altro,
più che in un setting privato, può nascere il timore nell’analista di incontrare
uno sconosciuto che colluda con il “resto” non analizzato di se stesso.
In un interessante articolo di Racalbuto, uscito postumo sui quaderni del
centro milanese di psicoanalisi, si fa riferimento a “luoghi psichici”, luoghi del
funzionamento psichico al limite in cui avviene l’esperienza, come nella
consultazione, luoghi che devono discostarsi dal setting classico che la
psicoanalisi impone, ma mantenere uno “specifico psicoanalitico”.
Questi luoghi vengono individuati dall’autore nel preconscio, inteso come
area di elaborazione psichica, a contatto con l’inconscio, sede e scambio fra
le spinte pulsionali a contatto con l’occasione del nuovo incontro, ove far
vivere prove attendibili di una germinazione prima non avvenuta, e ove far
nascere un originario con funzione poietica e innovatrice.
Il preconscio che, come il Caronte della mediazione e della negoziazione,
attraverso la rêverie dell’analista, faccia sperimentare al paziente un effetto
“novità”, alla stregua del “trovato-creato” winnicottiano sulla propria storia di
vita, liberandolo da una “ripetizione”, ostacolo ad un nuovo inizio.
“La consultazione come luogo garantito di incontro fra il desiderio e la
motivazione del paziente e la disponibilità-capacità dell’analista a essere colui
che incarna la messa in funzione di eventi trasformativi; di quegli eventi a cui
il paziente, per sentirli credibili deve finire per non sentirsi estraneo, con una
iniziale nuova forma di autoconsapevolezza”. L’abbozzo, in altri termini, di un
nuovo inizio.
La consultazione, già di per sé esperienza psicoterapeutica, dovrebbe avere
come compito quello di rimandare al paziente un’immagine di sé arricchita
dallo sguardo dell’analista il quale, piuttosto che affidarsi agli strumenti
classici della sua attività in seduta, incongrui e prematuri per il contesto,
“dovrebbe piuttosto rispondere alla necessità di gettare un ponte preconscio
fra la vita e la morte psichica, fra il rappresentato e l’irrappresentabile, fra la
coscienza e l’inconscio, fra soggetto e oggetto”.
Il Centro di consultazione che, come già detto, offre una prestazione clinica
che contiene nell’incontro con il paziente un forte legame con l’istituzione
psicoanalitica, che si pone come terzo e come garante dell’incontro, ha a mio
parere più funzioni: dispiegare le estensioni della psicoanalisi diffondendo il
linguaggio psicoanalitico, fornire un’occasione a coloro i quali non possono
accedervi per motivi economici, fare da ponte per i pazienti gravi, reclutare
pazienti per i candidati, dedicarsi all’argomento come oggetto di studio e
riflessione teorico-clinica rilevante ai fini del paziente che chiede aiuto e della
costruzione identitaria del gruppo stesso.
Per concludere, la consultazione è dunque un luogo di sfida alla specificità
del nostro metodo, con turbolenze identitarie fra psicoanalisi, psicoterapia,
psichiatria, ferma restando la convinzione della necessità di mantenere una
coerenza con il metodo psicoanalitico, qualunque sia il trattamento. Proprio
per questo ci auspichiamo che il centro di consultazione possa diventare nel
tempo un luogo ove poter svolgere analisi e altri percorsi terapeutici, nonché
consentire ai candidati di formarsi analiticamente. Per ultimo, ma non meno
importante, sentiamo una sorta di responsabilità etica a espandersi in un
contesto sociale in cui sono crollati molti garanti metasociali, ivi comprese le
istituzioni sanitarie deputate al disagio psichico.
La Consultazione nell’ambito dell’ età evolutiva
Maria Giuseppina Pappa
Come Centro Psicoanalitico di Firenze, abbiamo iniziato la Consultazione
anche nell’ambito dell’età evolutiva. Nel panorama psicoanalitico italiano, Il
Centro Milanese e i due Centri di Roma, sono molto avanti nelle loro iniziative
e costituiscono per noi un riferimento importante. Non sono comunque molti i
Centri SPI che abbiano già avviato un’attività di consultazione in area b/a.
Come sappiamo, la Consultazione in età evolutiva, presenta alcuni caratteri
che la contraddistinguono. Innanzitutto essa ha una doppia valenza,
rappresentando sia un primo aiuto ai genitori e ai bambini in difficoltà, che
una preparazione ad una psicoterapia individuale. Il valore terapeutico della
consultazione è stato riconosciuto e teorizzato fin dagli anni ’80
nell’assessment del modello Tavistock: l’esplorazione del mondo esterno e
del mondo interno, delle ansie e delle difese prevalenti, si realizza all’interno
di un momento dinamico e conoscitivo in senso bioniano, ben oltre le funzioni
valutative e diagnostiche ai fini del trattamento. Questo vale anche per l’età
adolescenziale, in cui si può condurre una consultazione più o meno
prolungata, così come una terapia più o meno focalizzata. C’è poi la
questione fondamentale e fondante la psicoanalisi infantile, relativa alla
necessità di lavorare parallelamente anche con i genitori, sin dall’inizio, per
poter promuovere un processo di cura e di prevenzione. È una questione
sottolineata e approfondita in particolar modo da Marta Badoni e Dina Vallino,
che ha concepito un suo modello di intervento, di grande utilità, la
Consultazione partecipata. In età evolutiva, infatti, la sofferenza di un figlio
coinvolge tutta la famiglia, e dai genitori, responsabili del benessere del
bambino e committenti dell’intervento, dipende l’aiuto diretto e indiretto che
quest’ultimo potrà ricevere. Dunque la qualità dell’incontro con i genitori e a
monte, la qualità dell’ascolto delle ansie in campo, è determinante. Nel lavoro
con i bambini e le loro famiglie pertanto, sin dalle prime battute, l’analista fa
ricorso soprattutto alla propria analisi personale e all’esperienza di Infant
Observation, per accogliere costellazioni di ansie e difese intense, espresse
da più persone, seguendo il modello bioniano di contenitore-contenuto. Il
terapeuta, con un atteggiamento di rêverie materna, si trova ad accogliere i
messaggi provenienti dal mondo interno di più persone, tra le quali il
bambino, che interagiscono tra loro. Tutto questo materiale, di grande impatto
emotivo, va accolto e trasformato, spesso silenziosamente, al fine di offrire
alla famiglia l’esperienza del contatto con un oggetto pensante. Questo tra
l’altro permette all’analista di sviluppare pazienza e capacità negativa,
requisiti indispensabili, per tollerare frustrazioni e lutti di difficile elaborazione,
che spesso accompagnano il lavoro clinico con i bambini e i genitori.
Attualmente il gruppo di consultazione del CPF, composto da 16 partecipanti,
tutte donne, lavora mantenendo un senso di continuità con il gruppo di
consultazione del precedente esecutivo, a cui peraltro diverse di loro avevano
già preso parte, in primis l’AFT, Sandra Maestro, costantemente presente agli
incontri a cadenza mensile del gruppo. Rappresentante per la consultazione è Maria Giuseppina Pappa (che nel precedente esecutivo era rappresentante
b/a). Fa parte dell’attuale gruppo di consultazione Annalisa Da Pelo (che
nell’attuale esecutivo è rappresentante b/a).