Visioni, echi e interventi
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Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento

Islam e Firenze

 

Presentazione di

Paola D’Agostino 

Direttore Musei del Bargello

La rassegna espositiva Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento è frutto di una collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e i Musei del Bargello. Per due anni, un comitato scientifico internazionale con i funzionari, storici dell’arte, Valentina Conticelli e Matteo Luca Ceriana – rispettivamente in servizio presso gli Uffizi e presso il Bargello – hanno lavorato alla realizzazione di una mostra monumentale: quasi duecento opere, esposte nei due musei. 

Il Museo Nazionale del Bargello conserva uno dei nuclei più importanti di arte islamica in Italia, proveniente dalle collezioni mediceo-granducali, e arricchito dall’imponente insieme di opere d’arte donate nel 1889 dall’antiquario lionese Louis Carrand, cui si aggiunsero la donazione di armi di Costantino Ressman (1899) e quella di tessuti di Giulio Franchetti (1906). Nelle quattro sezioni in cui si articola la mostra al Bargello è illustrato un periodo fondamentale di ricerca, collezionismo e di allestimenti museali di fine Ottocento e inizio Novecento, con opere della già citata donazione Carrand e di un altro grande collezionista, l’inglese Frederick Stibbert, ma anche dei toscani Stefano Bardini e Giulio Franchetti.

Cofanetto rettangolare
Spagna omayyade (Cordoba), X secolo
Lamine d’avorio scolpite e incise con montatura rinascimentale in argento con pietre semipreziose e vetri colorati
Firenze, Museo Nazionale del Bargello

In quegli anni, Firenze fu meta preferita d’importanti studiosi, conoscitori, collezionisti, curatori e direttori di musei, provenienti da tutto il mondo. Gli studi di arte islamica avevano avuto nella città gigliata un fervido sviluppo fin dagli anni Sessanta del XIX secolo, grazie al fine arabista e senatore Michele Amari e all’indianista Angelo De Gubernatis, e fu grazie alla lungimiranza dei direttori del Museo Nazionale del Bargello, tra cui si deve ricordare almeno il grande Igino Supino, che si formò una delle più importazioni collezioni di arti decorative del mondo.

Il paziente e intelligente lavoro di studio, raccolta e commercio di manufatti islamici nella città di Firenze, è evocato nelle sale del Bargello, dove sono allestiti tra il piano terra e il primo piano opere provenienti dal Museo Bardini, dalla Villa Medicea di Cerreto Guidi, dal Museo Stibbert e, naturalmente, dalle preziose collezioni del Bargello stesso. In molti casi, le opere sono esposte per la prima volta al pubblico dopo decenni, e sono affiancate da importanti prestiti internazionali, come i sofisticati tessuti dal Musée de Tissus di Lione o il raffinatissimo tappeto Capponi, appartenuto a Bardini, e ora al Metropolitan Museum of Art di New York.

La mostra cade nell’anno del patrimonio culturale europeo ed è importante anche per sottolineare quanto il confronto fra le culture e la circolazione di opere d’arte provenienti da mondi soltanto apparentemente distanti, sia alla base della nostra identità europea.

La mostra verrà prolungata fino al 4 novembre 2018, per la sola sezione del museo nazionale del Bargello e con approfondimenti nel mese di ottobre.

Telo Istanbul, Turchia, dinastia ottomana, seconda metà del XVI secolo Lampasso kemha in seta lanciato e broccato, trame supplementari broccate in oro filato Firenze, Museo Nazionale del Bargello

http://www.bargellomusei.beniculturali.it/mostre/

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