Alessandro Fani
Gabriele Zeloni

Il segreto della fata turchina
Storia di un balordo e di uno psicoanalista

 

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PREFAZIONE DI SIMONA ARGENTIERI
Formato: 15x21
Pagine: 184
Prezzo: € 15,00
Isbn: 978-88-97142-62-1
Editore:
Nicomp Laboratorio Editoriale
Firenze
www.nicomp-editore.it
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“Personaggio strano questa Bambina dai capelli turchini che, di punto in bianco, smette di essere bambina”, pensava Carlo davanti a un piatto di spaghetti sconditi, palese dimostrazione della sua inettitudine ai rifornimenti, mentre in piedi, in una cucina che sembrava sconvolta da una bomba, cercava di soddisfare in maniera minimalista il problema del desinare.
Perché mai la storia assurda di un pupazzo di legno, sgorgata nel 1883 dalla fantasia di un tal Lorenzini, in arte Collodi, ha suscitato e continua a suscitare una così imponente marea di riflessioni, studi critici, parafrasi letterarie, cinematografiche, teatrali... che non accenna a declinare? Per quali meriti è il libro più tradotto al mondo dopo la Bibbia?
Ora è la volta di questo libro frutto della allegra fatica di una coppia di autori fiorentini. Qui l’interpretazione molto moderna intreccia la dimensione interpersonale con quella intrapsichica, la visione sociologica con quella psicoanalitica, in un dialogo mutevole di ruoli e di parti che aggiungono una nuova vivace sfaccettatura alla coppia di Geppetto e Pinocchio.
Due sono anche i protagonisti, un paio di personaggi che più dispari non si può, le cui vicende si intrecciano, si aggomitolano e si sgomitolano secondo originali analogie, suggestioni, allusioni alla celebre fiaba e al suo creatore.
Uno è Carlo De’ Pini, psicoanalista ultrasessantenne, single per pigrizia sentimentale, pauroso, irresoluto, scontento, che un giorno a causa di un lapsus elettronico – cerca su Google ‘finocchio’ e trova ‘pinocchio’ e si imbatte in Lorenzo detto il Secco, tossico e fumettaro, autore di una serie di curiose illustrazioni on line sulle avventure del burattino che eccitano la curiosità del noioso e annoiato terapeuta. Da tale incontro fortuito a distanza prendono l’avvio trentasei capitoli dal ritmo esilarante, irriverente e poetico, al tempo stesso strampalato e preciso come un meccanismo a orologeria, sempre divertentissimo e impossibile da riassumere.
Il sottotitolo recita Storia di un balordo e di uno psicoanalista, ma durante lo sviluppo della narrazione sarà difficile decidere chi dei due è il più citrullo.
I richiami al testo originario di Collodi sono agili e precisi fino al dettaglio ossessivo: “come personaggi mitologici di una rivelazione antica e in qualche modo recente, universale e personalissima”. Non si fa fatica a capire che sotto i nuovi panni Lucio è Lucignolo, che i due compari appoggiati al muro che si scambiano occhiate furbe sono il Gatto e la Volpe; che “il paese dei balocchi” si traduce negli Studios “dove non si studia nulla” ma si cita Proust, in una cosiddetta Factory “per giovani che vogliono fare una vita giovane”, pullulante di “bonazze con coscione e puppe inamidate” e “pistone di bianca”.
La cifra del romanzo, sviluppato in un ritmo scatenato senza intoppi e fluido come una sceneggiatura che alterna le vicissitudini e le parti adulte e piccine, contraddittorie e scambievoli, dello psicoanalista/Geppetto e del fumettaro/Pinocchio, è lo scherzo; ma per chi ne avesse l’estro o la fantasia, altri registri si possono trovare, tutt’altro che frivoli.
Dalla Prefazione di Simona Argentieri