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Cinema in Manifattura La Favorita

Pubblichiamo i commenti ai film presentati durante la sezione di Buio in sala Cinema e Psicoanalisi all’interno della rassegna estiva del Cinema Stensen alla Manifattura Tabacchi.

La Favorita

di Yorgos Lanthimos (Gre 2018, 120′)

 
Commento di Ilaria Sarmiento 

 

La Favorita di Lanthimos è un film ambientato agli inizi del XVIII secolo, ma ci descrive dei personaggi che, nella loro essenza, potrebbero essere contemporanei.

In questo film emerge quello che accade quando il potere è detenuto da persone psicologicamente fragili, il cui comportamento è guidato da aspetti non consapevoli e inelaborati.

Lanthimos ha la capacità di metterci direttamente in contatto con aspetti primitivi dell’essere umano. Per primitivi intendo che sono aspetti che nascono nell’essere umano all’inizio della vita.

E’ un film sul potere. Cercare il potere è qualcosa che difende dalla sensazione di impotenza. Come il neonato, che deve credersi onnipotente per tollerare la totale dipendenza dall’altro e, quindi, la propria vulnerabilità. Potere che è legato agli aspetti narcisistici della persona. Aspetti che fanno parte di tutti i noi e che sono predominanti nei prima anni di vita. Il narcisista cerca costantemente conferme dall’esterno per il mantenimento della propria autostima, un po’ come il bambino che aspetta il “bravo” quando fa qualcosa di nuovo.

E’ anche un film sull’invidia. Ognuna delle protagoniste sembra invidiare qualcosa ad un’altra. Invidiare non equivale a desiderare. L’invidia nasce dalla vergogna per la mancanza di qualcosa che noi non abbiamo, ma che qualcun altro ha. Nell’invidia c’è aggressività, distruzione; nell’invidia non c’è spazio per l’altro.

Anche l’invidia è un sentimento primitivo. Nasce nei primi confronti con persone che hanno qualcosa che noi non abbiamo, nei primi momenti in cui proviamo il dolore angosciante del confronto e della carenza. Questo dolore, si trasforma in vergogna.

Ognuna delle protagoniste invidia qualcosa ad un’altra, ma cosa ha da invidiare la regina? Lei detiene il potere, dovrebbe guidare il Paese, ma non ne è capace. Non ne ha la forza, è fragile. Le sue decisioni servono perlopiù a sottolineare che è lei a comandare, come una bambina che fa i capricci e vuole imporre il suo potere.

Quindi, come dicevo, questo film parla di potere, del potere in mano a persone psicologicamente fragili, una fragilità dovuta ad eventi di vita che riportano a galla quei vissuti primitivi, come la vergogna, l’invidia, l’onnipotenza, che non è stato possibile elaborare.

Alla fine, chi vince?

Da leggere dopo la visione (attenzione, pericolo di spoiler!)

Adesso che il film  è stato visto, è possibile dire qualcosa di più dei personaggi, le tre donne protagoniste del film.

Anna Stuart (interpretata da Olivia Colman)

Di lei sappiamo che ha 17 conigli che rappresentano i 17 figli morti. La sua fragilità fisica rappresenta bene la sua stessa fragilità interna. Nel film, è lei stessa che afferma “quando un figlio se ne va, perdi anche un pezzo di te”. Lei di pezzi ne ha persi tanti. E’ disperata ed in questa disperazione trasforma la realtà, si chiude in una bolla, dove c’è posto solo per LA FAVORITA di turno e i suoi conigli. Tutte le persone sperimentano, prima o poi, un lutto. Nel lutto sentiamo il mondo esterno impoverito. Nel lutto cronico, patologico, è una parte di noi stessi che è impoverita e danneggiata. La Regina, con 17 lutti, ha perso molte parti di sé.

E’ una persona fragile, deficitaria, dipendente. Cerca di colmare il suo vuoto interno rimpinzandosi di dolci, che poi vomita. Ha bisogno di una struttura psichica più forte, che trova in Sarah, ma di cui invidia la forza.

In Abigail si  illude di trovare qualcuno che ha bisogno di Anna, non della Regina. Abigail le racconta i suoi terribili vissuti traumatici, gli abusi, e la Regina le parla dei suoi lutti. Si sente vicina alla sofferenza di Abigail, che, invece, ostenta empatia al solo scopo di manipolarla.

Una persona depressa, che ha subito così tante perdite, non riesce a tollerare la separazione, che richiama un’altra perdita. Di fronte a questo dolore, quando pensa che Sarah se ne sia andata, mette in atto una difesa maniacale, nel giro di poche ore restituisce a Abigail la sua posizione sociale, le garantisce una rendita, e le permette di sposarsi con un aristocratico. Ma la perdita rimane e riporta a galla tutta la sofferenza legata alle precedenti perdite.

Nelle scena finale dei film, si vedono i volti di Abigail e della Regina che quasi si sovrappongono e i conigli, che invadono tutto il campo. Come se Abigail e la Regina rimanessero imprigionate con i conigli, che rappresentano la sofferenza e la pervasività del dolore interno.

Abigail (Emma Stone)

E’ una personalità disturbata. Ha imparato ad usare gli altri, come l’aveva usata il padre,come merce di scambio al gioco. Non ha potuto sperimentare, probabilmente, un legame affettivo sicuro, ma solo legami da cui difendersi. Abigail, che è stata in qualche modo venduta, da ragazzina, ad un uomo a cui lei faceva credere che le donne avessero il ciclo 28 gg al mese per limitare la frequenza delle violenze, si trova ad ripetere l’uso del suo stesso corpo, continua ad usare il suo corpo in modo strumentale ed astuto, con la Regina, ma anche con il marito. Nella scena della prima notte di nozze è chiaro come lei si dissoci durante il rapporto sessuale, pensa ad altro, come probabilmente faceva da ragazzina con l’uomo a cui era stata venduta.

Entra a corte da serva, lei che apparteneva all’aristocrazia, cercando un riscatto sociale. Perché non si ferma quando ha ottenuto nuovamente un posto nell’aristocrazia ed una rendita? Perché continua a massaggiare le gambe della Regina? Perché non è abbastanza, il suo Sé Grandioso la fa sentire sempre insoddisfatta. Siamo in un aerea della personalità bordeline/narcisista.

Per Abigail, l’altro è strumentale, non ha una capacità affettiva autentica. Sarah sembra avere un rapporto affettivo con la Regina, patologico, con tratti sadici, ma è un rapporto affettivo.

Sarah chiede ad Abigail “Credi davvero di aver vinto?”. Abigail risponde “Non è così? Adesso la mia cameriera, mi porterà l’ananas, mentre voi andrete via”. Abigail ha ottenuto il potere, la distruzione di Sarah, che invidiava, ma non ha ottenuto di essere la favorita.

Nelle scene finali, infatti, la Regina è come spenta. Ulteriormente svuotata dall’ennesima perdita. Sente il pianto del coniglio, che rappresenta il suo stesso pianto, di quelle parti di lei che non potrà più colmare e, forse, in quel momento intuisce la vera natura di Abigail. Ristabilisce il potere. Si fa massaggiare le gambe e sottomette Abigail, aggrappandosi ai suoi capelli.

Lo sguardo della Regina è vuoto, svuotato da questa ennesima perdita, perché con Sarah c’era un legame antico, con lei c’era un legame affettivo, di cui Abigail è incapace. E’ la Regina stessa che dice che senza Sarah, lei non è niente.

Sarah (Rachel Weisz)

Sarah ha aspetti sadici. Nella sua sincerità, sembra provare un certo gusto ad umiliare la Regina.

All’inizio del film vediamo subito che non ha quell’accondiscendenza che ci si aspetterebbe al cospetto della Regina. Considera macabri i suoi conigli, che non saluta, come invece le chiede la Regina. Inoltre, quando le dice “Sembrate un tasso, ci penso io ad incontrare la delegazione russa”, è sincera, ma è una sincerità che sfocia nell’aggressività, nell’umiliazione dell’altro e che, soprattutto in una persona depressa come la Regina, risulta un qualcosa di malvagio.

Tuttavia, come dice lei stessa quando chiede ad Abigail se crede davvero di aver vinto, non ha giocato lo stesso gioco della cugina. Per Sarah quello con la Regina era pur sempre un legame affettivo, in cui l’altro aveva una sua valenza, seppur nella patologia.

Il sadico cerca il controllo dell’altro, quello che Sarah aveva nel suo rapporto con la Regina. Questo potere soddisfaceva Sarah, mentre non è mai abbastanza per Abigail. Sarah vuole il potere sulla Regina, Abigail ricerca l’onnipotenza.

Alla fine, forse, Sarah è l’unica che esce da quella bolla creata dalla sofferenza della Regina, l’unica che si allontana, suo malgrado dai conigli.

Ilaria Sarmiento, Psicoterapeuta, Psicoanalista, Membro Associato Società Psicoanalitica Italiana, Centro Psicoanalitico di Firenze

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