Tutti gli articoli della categoria: Cultura e Società

NIENTE DI VERO di Veronica Alaimo. Recensione di Enza Quattrocchi

Niente di vero. Veronica oltre ad essere chiamata così, era chiamata in tanti altri modi Oca, Smilzi, Verika, Scarafona; molti la chiamavano Vero. Un gioco fra nomi: Niente di Vero? Siamo qui al Centro Psicanalitico e da circa un anno, a commentare un altro testo con una modalità introspettiva che oggi mi rende esitante perchè questa volta la scrittrice è direttamente l’Io narrante. Veronica sa certamente che una diffusione di questo tipo ha il suo prezzo, anche se gran parte dei suoi familiari è deceduta. Viva e indomita è la madre. Incontriamo tanti personaggi, tutto ha inizio dalle parole della scrittrice, dalla sua visione e questo è, il suo romanzo autobiografico scritto a dispetto del fratello, a sua volta e contemporaneamente, dedito a scrivere un’autobiografia. Se pur indottrinata da Cristian, approdato alla psicoanalisi, Veronica sembra essersi tenuta lontana da questi luoghi. Appare una ragazza interrotta, con le sue fughe imperfette. In fuga da quando aveva 15 anni e con molte relazioni interrotte, con una gravidanza interrotta. e, per quanto asserisca che il sesso le interessa …

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LA SIMMETRIA DEI DESIDERI di Eshkol Nevo. Recensione di Enza Quattrocchi

Non si deve esser sazi di un’amicizia come lo si è di altre cose, perché, quanto più, le amicizie sono vecchie, tanto più vanno tenute care, come quei vini che reggono il tempo; infatti, è vero quel che si dice, che bisogna mangiare insieme molti moggi di sale, affinché sia completo il dono dell’amicizia. Cicerone – De Amicizia. Tra Haifa e Tel Aviv, questa è la storia di quattro amici dal liceo, amici per e della vita. Yuval, Io narrante, di perfetta educazione anglosassone, racconta. e Questo riguarda aspetti identitari, con le sue due lingue che elegantemente si alternano e con i suoi occhi che pensano. Sta ora dentro, ora fuori dal gruppo, di cui sembra essere l’occulto leader, pacato e costruttivo rispettoso degli altri. Di sé stesso dice: sono un cavallo che resta nel box. Yoann, detto Churchill, è invece sicuro di sé ed è l’evidente il leader indiscusso. Parte da loro due il quartetto che si forma con l’ingresso di Amichai e di Ofir. I quattro sono accomunati dal disagio rispetto alla figura …

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VIAGGIATORI NEL TEMPO – Psicoanalisi e letteratura

Attimi, stagioni, anni, epoche… il tempo che scorre non sempre coincide con quello che si arresta, si nasconde e riappare dentro di noi. Di questo tempo disordinato e aritmico, che dilata un attimo e scolorisce gli anni, che confonde le stagioni, ma serba precisa e inconfondibile l’immagine di una bocca o di una macchia di sole, la scrittura riesce ad intercettare il battito.   La psicoanalisi d’altra parte riconosce nel tempo che la letteratura fa apparire quella qualità unica della temporalità psichica che compare nella stanza d’analisi. Siamo in fondo tutti singolari viaggiatori nel tempo, sospesi fra gli attimi e i giorni della vita vissuta e tutte le storie dimenticate o mai accadute che tuttavia occupano uno spazio dentro di noi. Come scrive Fernando Pessoa: la letteratura, come tutta l’arte, è la dimostrazione che la vita non basta.   INGRESSO LIBERO

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“DINIEGO E SPERANZA. Trasformazioni del negativo” di Giuseppe Armogida e Maurizio Balsamo. Recensione di Cecilia Ieri

Dal sottosuolo all’uomo Dal lavoro del negativo al possibile del desiderio     “Ascoltatemi! Perché sono questo e questo. E soprattutto non scambiatemi per altro!” “Bisogna essere nati per respirare quell’aria…”   Nelle settimane che precedono il silenzio finale Nietzsche sente indispensabile dire “chi sono io”. Immagine che sembra avere qualche similitudine, affinità, con alcuni frammenti di Antonine Artaud nella sua corrispondenza, al contempo creativa e drammatica, con Jaques Rivière. Alcuni elementi dello scambio rivelano, da parte di Artaud, una duplice necessità sottolineata come centrale nel libro oggetto di questa recensione, ‘nodo’ di alcune traiettorie di vita e di alcune forme di sofferenza: come poter esteriorizzare un’espressività capace di bellezza che seppur comprendente difficoltà di pensiero e un invivibile possa incontrare delle possibilità di riconoscimento?   E’ a partire dai frammenti di uno scambio che Giuseppe Armogida e Maurizio Balsamo, nel loro libro appena uscito Diniego e speranza. Trasformazioni del negativo (Ed. Mimesis, 2025), interrogano le forme e i possibili destini del negativo, le sue potenzialità di messa al lavoro in analisi, così come di alcuni nostri concetti che possono continuare …

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“JEAN-BERTRAND PONTALIS. La stagione della psicoanalisi” di Chiara Matteini. Recensione di Elisa Casini

Psicoanalista, saggista, scrittore, fondatore e direttore di rivista, curatore editoriale, Jean-Bertrand Pontalis, figura intellettuale di vasto respiro, ha lasciato un’eredità feconda nella cultura psicoanalitica. Noto per l’intelligenza acuta, la sensibilità clinica e la capacità di muoversi liberamente tra teoria e pratica, Pontalis è stato un pensatore originale che ha saputo integrare il rigore concettuale con una raffinata sensibilità letteraria e filosofica. La sua influenza è stata capillare, rappresentando una figura di riferimento per generazioni di psicoanalisti.   Il libro di Chiara Matteini, Jean-Bertrand Pontalis. La stagione della psicoanalisi, edito da Feltrinelli (2025) per la collana Eredi, esplora i temi centrali dell’Autore e ne evidenzia la profonda e duratura risonanza nella psicoanalisi contemporanea.   Si coglie, fin dalle prime pagine, il grande valore di questa impresa editoriale. Chiara Matteini rinnova il pensiero di Pontalis offrendo al lettore una prosa che assume in sé quell’essenza di libertà che sempre ha animato le riflessioni dell’Autore. Il suo pensiero, lungi dal fornirci una mappa con regioni predefinite, ci offre piuttosto una bussola: “uno strumento apparentemente leggero, trasportabile, che orienta più che definire, …

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“MUNCH. L’in/visibile grido della psicoanalisi” di Luca Trabucco. Recensione di Elisabetta Bellagamba

”L’arte ha la possibilità di trasformare il caotico e il casuale in qualche cosa di significativo e dotato di senso” (pag.210, Graziano De Giorgio , “Arte e psicoanalisi: il respiro della creatività)   Il desiderio di aprire il cuore è il fondamento di ogni opera d’arte, poiché l’atto creativo non è mai semplice espressione esterna, ma elaborazione interiore, trasformazione del vissuto psichico in forma simbolica. In questo senso, il libro di Luca Trabucco non si limita a raccontare: esso elabora, elabora l’invisibile, dà ulteriore voce alle opere di Munch. L’approccio con il quale si accosta all’artista non è puro esercizio intellettuale “patobiografico”. Il suo avvicinarsi all’arte è un modo per esprimere in modo vivo le condizioni umane che si “incontrano momento per momento nella stanza analitica” (p. 117) cercando di utilizzare il linguaggio dell’effettività. Un linguaggio che possa assumere una forma rappresentativa più che esplicativa, un linguaggio evocativo in grado di creare immagini metaforiche che giungano a quella verità emotiva, l’unico cibo che può davvero nutrire ed espandere la mente.   Fin dalla sua nascita …

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BUIO IN SALA-L’orchestra stonata di Emmanuel Courcol. Commento di Teresa Lorito

Il film di Emmanuel Courcol, L’orchestra stonata, presentato in anteprima nella sezione Cannes Première nel 2024, ha avuto un’ottima accoglienza dalla critica e dal pubblico.   Film piacevole nasconde, dietro un’apparente leggerezza tipica della commedia francese, una molteplicità di temi importanti ed emotivamente complessi.   Temi individuali e collettivi, fotografie di interni familiari e occupazioni di fabbriche che rischiano la chiusura, confronto con la malattia e la genetica, si intersecano nella narrazione.   I due protagonisti centrali sono affiancati da coprotagonisti che portano con sé significati non meno rilevanti. Le vicende individuali si intrecciano con quelle collettive in una sorta di danza che culmina con il finale corale del Bolero di Ravel.   La presenza della musica nel film è più di una colonna sonora, è una specie di controcanto alla narrazione, ci trasporta in mondi musicali diversi, quanto diversi sono i mondi dei protagonisti. Durante il film, questi mondi si trasformano e creano spazi comuni accompagnati , o forse preceduti, dalla musica seguendo la lezione di Schopenauer che dice “… la musica è un’arte …

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BUIO IN SALA 2025 – L’uomo d’argilla di Anaïs Tellenne. Commento di Stefania Nicasi

Due sono gli indizi in apertura: la caccia alle talpe e il souvenir che la postina porta da Praga. Su questi torneremo.   Comincio col dirvi la prima impressione che mi ha lasciato il film. È un’impressione sensoriale, sensuale, sconvolgente. Un effetto simile, ma mediato dalla parola scritta, me lo aveva fatto la lettura del romanzo vitalistico di Lawrence: Lady Chatterley si innamora del guardiacaccia, un amore che si consuma nel bosco lasciandosi alle spalle la raffinata ma esangue e dissanguata (siamo nel 1928, all’indomani della prima guerra mondiale) civiltà dalla quale lei proviene.   Sono stata letteralmente catturata dalle scene di posa, dalle mani che plasmano l’argilla, culminanti nella potente scena erotica – la scena madre appunto – il cui effetto, se ci fossero dubbi, si apprezza nella sequenza immediatamente successiva. Mi era parso un film che prima di tutto parla al corpo – sicuramente aveva parlato al mio. Nel momento in cui lo sfiora, lo esplora e lo plasma, lo anima. Non è questo il prodigio che compiono la manipolazione materna del neonato …

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BUIO IN SALA 2025 – Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini. Commento di Enza Quattrocchi

Nel corso della rassegna CINEMA E PSICOANALISI : BUIO in sala 2025, ho commentato per il Centro Psicoanalitico di Firenze il film :Il tempo che ci vuole, primo film di Francesca Comencini, figlia minore dell’omonimo regista Luigi Comencini, il tema della paternità è un tema centrale. Incontriamo Francesca bambina e la seguiamo fino all’età adulta. L’opera esprime l’evidente desiderio della regista dì onorare suo padre e la figura paterna. Colloca la sua telecamera in un percorso orientato esclusivamente verso la relazione di Francesca e del padre Luigi. Il resto della famiglia che sappiamo essere molto affiatata e ricca di valori, viene per il momento accantonato e dunque, in questa occasione, oscurato. Gli episodi dell’infanzia si armonizzano e si collegano con la fase della vita adulta. Francesca ed il padre, solo loro due e il loro rapporto negli anni. Lei è una bambina che bazzica nel set del film Pinocchio e osserviamo gli aspetti ricchi di significato, le pietre miliari che tracciano la sua crescita.   La figura paterna è riconosciuta solo nel corso del 5°secolo …

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