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D’Agostini C. (2016). Presentazione della Giornata di Studio con A.Ferruta e N.McWilliams (17 Sett 2016).

Presentazione della Giornata di Studio “Lo spettro della follia – diagnosi e storie cliniche” (Firenze, 17 settembre 2016)

Le 4 associazioni Psicoanalitiche fiorentine (AFPP, CPF/SPI, CSMH/AMHPIA, SIPP) forse uniche in Italia, da ormai 6 anni organizzano  2/3 seminari l’anno  con l’obiettivo comune di promuovere il confronto nella formazione,  nella ricerca  e soprattutto nella clinica in area psicoanalitica/psicoterapica. Stiamo attualmente preparando i seminari del 2017  di cui vi daremo notizia non appena il programma sarà definito esattamente.

Siamo giunti oggi a questo importante incontro con Nancy McWilliams  e Anna Ferruta incentrato sulle problematiche della diagnosi anche sullo sfondo della prossima pubblicazione del PDM-2.

Nancy  McWilliams non ha certamente bisogno di alcuna presentazione. I suoi libri sono stati letti da schiere di lettori che vi hanno trovato fonte di riflessione e di illuminante chiarezza.

Pure è tradizione delle nostre Associazioni dare alcuni cenni biografici dei relatori.

Nancy  McWilliams Insegna alla Rutgers University

E autrice di d numerosissimi articoli e libri tra i quali:

– Psycho-analytic Case Formulation (1999), Guilford Press

– La  Diagnosi Psicoanalitica (1994;    Rev 2011) Astrolabio

– Psicoterapia Psicoanalitica (2004), Cortina

– E’ stata Associate Editor del PDM Psycho-dynamic Diagnostic Manual (2006)  ed è Editor con Jonathan Shedler della sezione:  Pattern e disturbi di personalità (Asse P) del PDM 2.

Già  presidente della Divisione di Psicoanalisi della American Psychological Association  è membro onorario della American Psycho-analytic Association. E’ attualmente nel comitato di redazione di  Psycho-analytic Psychology.

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi tra i quali:

– Il premio Gradiva (1999)

– Il Premio Goethe Scholarship (2012),

– Il premio Rosalee Weiss per i contributi alla pratica psicoanalitica (2004),

– Il Premio Hans Strupp per l’insegnamento, la pratica e la scrittura (2014 ),

I suoi scritti sono stati tradotti in venti lingue.

–  – –  v. anche il suo sitto web

e

A Conversation with N.McWilliams . Psychoanalytic Case Formulation (Book Review)

 

Anna Ferruta

E’ Psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista. Membro Ord. con funzioni di training della SPI e dell’IPA.

E’ stata Segretario Scientifico Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana.

Ha interessi clinici rivolti alla cura delle situazioni, specie giovanili, di blocco nel processo di maturazione psichica e di costruzione di un’individualità definita.

Ha insegnato alla Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università di Pavia e alla Scuola di Specializzazione in Psicologia del ciclo di vita dell’Università degli Studi Bicocca di Milano.

Come vicedirettore della rivista “Psiche” si è occupata dell’interfaccia tra psicoanalisi e mondo culturale e sociale.

Tra le numerose pubblicazioni e libri ricorderò gli ultimi due libri:

– Pensare per immagini, Borla, 2005;

– I transfert. Cambiamenti nella pratica clinica, Borla, 2008.

 

Nel giugno del 2008 le nostre 4 Associazioni hanno già tenuto un seminario sul PDM al quale partecipò anche Vittorio Lingiardi. Nel frattempo il manuale, e l’impostazione che lo caratterizza, sono divenuti oggetto di insegnamento all’interno di alcune delle nostre Scuole,  nonché di utilizzazione in ambiti attinenti alla pratica clinica. Quanti conoscono bene la  prima edizione del PDM dunque non me ne vogliano se farò qualche breve accenno alla struttura del manuale a vantaggio di quanti non hanno avuto ancora la possibilità di avvalersene. Va detto subito che il PDM propone concetti che la maggior parte di quanti sono presenti in questa sala conoscono benissimo e praticano costantemente nella attività psicoterapica. Gli autori  indicando la distanza metodologica dal DSM dichiarano che  ” è tempo di osservare realmente i fenomeni con cui abbiamo a che fare, e di adattare i nostri metodi ai fenomeni, anziché il contrario. Questo è ciò che si propone di fare il PDM. ” Ma il manuale lo fa sistematizzando i dati ed usando un linguaggio comprensibile a tutti. Quando il testo afferma che la personalità è ciò che si è, non ciò che si ha, sottolinea l’intento psicodinamico ma rende il linguaggio accessibile. Tutti noi conosciamo il senso di frustrazione che si prova nel cercare di comunicare la personalità di un paziente ad un collega di altro orientamento senza cadere nello scheletrico semplicismo del DSM. Il PDM indica una visione sostanzialmente comprensibile .

Il testo, concordato tra American Psychoanalytical Association,   l’ International Psychoanalytical Association e altre Associazioni Psicoanalitiche americane, è stato concepito, primo con la volontà di essere complementare al DSM; secondo di essere finalizzato alla formulazione del caso e alla progettazione degli interventi, e terzo  con la finalità di permettere l’integrazione tra clinica psicoanalitica e ricerche orientate psicoanaliticamente.

Nell’introduzione al testo troviamo una riflessione che indica un punto critico fondamentale: ” La precisione diagnostica e l’utilità degli approcci psicodinamici sono state limitate da due problemi: Le descrizioni psicoanalitiche hanno dato vita a teorie e metafore in competizione tra loro; a controversie più che a consensi. Inoltre è difficile distinguere i costrutti speculativi dai fenomeni che possono essere osservati.  Se la tradizione   psichiatrica ha moltiplicato  le categorie diagnostiche,  quella psicoanalitica ha moltiplicato i costrutti teorici. ” pag LXII

Tenendo conto di queste criticità, Vittorio Lingiardi e Franco Del Corno indicavano, nel nostro seminario del 2008, le caratteristiche principali cui dovrebbe dare soddisfazione una buona diagnosi:

– Utilizzare un linguaggio condiviso,

– Fornire informazioni coerenti con la storia della persona,

– Essere facilmente comunicabile al paziente ed a clinici di vari orientamenti.

–  favorire l’impostazione del lavoro terapeutico.

Per questo la logica che sostiene una diagnosi dimensionale del PDM punta alla definizione più articolata e precisa possibile, della singolarità dell’individuo; a lasciar spazio alle sue risorse, al suo funzionamento mentale, alla sua organizzazione di personalità. A l’osservazione  dell’intera gamma del funzionamento individuale:

Nel suo libro sulla diagnosi psicoanalitica Nancy McWilliams osservava che non sia possibile comprendere la struttura essenziale del carattere di un essere umano senza valutare due dimensioni distinte e tra loro interagenti: il livello evolutivo dell’organizzazione di personalità  e lo stile difensivo all’interno di quel livello.

Le risorse (come forse sarebbe meglio definire quelle che noi chiamiamo difese) che caratterizzano le varie tipologie di personalità (schizoide, narcisista, ossessivo etc.)  si articolano dunque, nell’ambito di un livello evolutivo normale, nevrotico, borderline o psicotico.

Questo livello è definito nel PDM ad es. dal senso della propria identità, dalle relazioni oggettuali, dalla gamma e dalla gestione degli affetti, dalla capacità di regolarli,  dal modo nel quale Super-Io, Ideale dell’Io e Io ideale si articolano;

e ancora, dall’esame di realtà, nonché dalla forza dell’Io e dalla sua resilienza.

Nella prima edizione del PDM, come ci riferirà fra poco Nancy, fu deciso di non inserire il livello psicotico per evitare che un linguaggio ancora nuovo potesse generare incertezza in chi vedeva le psicosi come categorie distinte. Ora, alla luce di nuove ricerche intervenute nel frattempo, il livello psicotico è stato inserito nel PDM-2.

Questa seconda edizione è stata elaborata da diversi gruppi di lavoro internazionali, coordinati da Vittorio Lingiardi e Nancy Mc Williams.  Il PDM-2 è coerente con la prima edizione e ne mantiene la struttura multi-assiale, ma ne costituisce insieme uno sviluppo che allarga lo sguardo non solo all’adulto e al bambino come nella prima edizione, ma anche all’intero ciclo di vita. Fornisce strumenti ed indicazioni per la valutazione del caso ed è  articolato nella sezione  1) Adulti,  2) Adolescenti (12-19 anni), 3) Bambini (4-11 anni), 4) Prima infanzia (0-3 anni), 5) Anziani, 6) Assessment, 7) Profili clinici.

La pubblicazione dell’edizione inglese da parte di Guilford Press è prevista per l’inizio del 2017.

Bene. Dopo aver pagato il tributo ai tentativi di chiarezza, è tempo di passare la parola a colei che con le sue pagine ha contribuito non poco alla nostra riflessione sul senso dei disturbi di personalità.

La  ringraziamo con affetto per essere qui tra noi.

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