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Edoardo Weiss a Trieste con Freud. “Le origini della Psicoanalisi Italiana.” Di Rita Corsa

locandina Weiss b-1

Introduce Marina Breccia. Presentano Arrigo Stara e Giuseppe Zanda 

venerdì 19 settembre 2014

ore 17.30

Palazzo Boileau, P.za Cavallotti, Facoltà di Lingue

Pisa

Presentazione di Marina Breccia

Leggendo il libro di Rita Corsa ci si potrebbe domandare: “ E’ un libro storico o psicoanalitico?”
Potrebbe sembrare banale rispondersi: “entrambe” se non ci si addentrasse nel pensiero dell’autrice.
Rita Corsa infatti da psicoanalista e da amante della storia e della storia della psicoanalisi in particolare ha saputo leggere e scrivere la storia della psicoanalisi italiana a partire da Weiss da psicoanalista.
Spezzando infatti la linearità storico-temporale, che se è pur vero che non caratterizza la storia è anche vero che troppo spesso così viene trasmessa, ha creato dei vertici a partire dai punti di rottura equivalenti a focus di ipotetiche figure geometriche coniche con basi estendibili variamente a seconda del campo di osservazione perlustrato . Passando così metaforicamente dalla linearità della geometria piana alla corposità di una geometria solida il lettore assiste ad un susseguirsi di foci che alternandosi nella lettura illuminano retrospettivamente lembi di storia, storia della realtà esterna e del pensiero, di un pensiero” vivente”. Siamo grati come analisti a Rita Corsa e siamo grati insieme a lei nel sentirci appartenenti a quella generatività descritta nel suo volume.
Seguendo lo stesso metodo, ma con altre prospettive e angolature, ne proporrò alcuni:

– Trieste

La città descritta prende corpo da alcune annotazioni relative ad un momento storico particolarmente favorevole, il ‘700 con l’insediamento del porto franco che da una spinta iperbolica al commercio moltiplicando a vista d’occhio le attività, la popolazione e gli insediamenti di altri gruppi religiosi e di altre etnie, per arrivare alla situazione del trilinguismo e saltare poi completamente nell’assetto conflittuale dell’irredentismo ottocentesco.
Con attenzione seguiamo l’avvicendarsi di conflitti linguistici e di affermazioni ed esclusione di vari gruppi etnici fino a giungere alla triste omologazione nazionale e pressoché europea delle leggi razziali .

 

– Weiss

 

L’uomo, il medico, lo studioso , il ricercatore, preso tra due fuochi: l’ambiente psichiatrico da un lato, l’ambiente intellettuale dall’altro. Ancora elementi che sembrano portare conflitti e contraddizioni insolubili, ancora un’osservazione che mentre spiega il conflitto riduce l’incomprensibilità della contraddizione e si addentra sempre più nella personalità dell’uomo, del maestro, del fondatore, proponendo al lettore nuove complessità.
Ma anche per Weiss, come per Trieste, gli elementi di conflitto erano più d’uno:
– La diversità teorica tra discipline diverse
– La politica e la religione
– Un ambiente culturale in apparenza amico della psicoanalisi, ma fonte di infiniti contrasti.

 

Secondo la stessa modalità ricorsiva l’autrice ripete l’ operazione già indicata : quella di estrapolare alcuni interessanti vertici di osservazione che sono raggruppati in capitoli distinti. Mi riferisco al capitolo sulle nevrosi di guerra, e a quello sulle cartelle manicomiali.
Da lettrice proporrei un altro raggruppamento che parte comunque da quello del testo:
• Da un lato: Le patologie impregnate della storia dell’epoca, o comunque le patologie di riscontro istituzionale. Quelle cioè riscontrate come psichiatra e come ufficiale medico, negli stessi ambiti da lui visitati e riportate anche da altri autori dediti alla psicoanalisi, come dimostrano anche le relazioni al convegno di Budapest del 1918 di Ferenczi, Abraham, Simmel, Tausk, sull’” orribile devastazione che ha sommerso il mondo” ( Tausk,1916,p.110 ricordare Per una psicologia del disertore). Weiss comunque a questo convegno non partecipa.
Accenno brevemente ai due tipi di patologie belliche che gli psicoanalisti di allora riscontravano: quelle impregnate da sintomi di conversione ( tremori, paralisi, arco di Charcot, deficit visivi, fonetici, mutismo) e quelle dove era spiccata la regressione, anche linguistica, ad un precoce stato narcisistico( il soldato che ripete solo due parole con lo stile di un bambino:” mina bum”).
• Dall’altro : Le psicoanalisi potremmo dire “eccellenti”, come quelle di Bruno Veneziani, ( anche se non è analizzato forse solo da Weiss), di Umberto Saba , (sul poeta ci sarà una nota di un suo cultore, il Professo Arrigo Stara che ha curato l’edizione dei Meridiani a lui dedicata), infine quelle di Arturo Nathan e Vladimir Bartol ( ai due artisti sono dedicati i due capitoli finali del libro).

 

Questo passaggio, ma in fondo anche altri, lasciano aperte una serie di domande sul fondatore della psicoanalisi italiana, alcune delle quali introducono anche ad una serie di ipotesi alle quali Rita Corsa da voce.

 

Una cosa è certa che Rita Corsa ha saputo restituirci un’immagine di questo fondatore “ convinto” della psicoanalisi non solo con grande fedeltà, ma anche con grande capacità di squarciare il velo celebrativo per addentrarsi negli aspetti più difficili e scabrosi dell’umano.

 

E tutto ciò non è forse analitico?

 

 

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