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Foresti G. (2013). Dimensioni istituzionali del controtransfert: il transfert sulle teorie e i suoi possibili rimedi

Testo della relazione di G.Foresti al Seminario “Transfert sulle teorie & e transfert sulla clinica nel lavoro con i gruppi” (Firenze, 4 Mag 2013) che pubblichiamo per gentile concessione dell’Autore.

La relazione consta di quattro parti. Nella prima si affronta il problema del transfert sulle teorie — fonte non trascurabile di problemi controtransferali. Nella seconda si presenta una metodologia di ricerca/intervento nelle istituzioni — il Listening Post (LP) — e i suoi presupposti teorico-tecnici — Bion e la tradizione delle group relations. Nella terza si commenta il report  di un LP effettuato in un’istituzione psichiatrica. E nella quarta, infine, si discutono le fonti più comuni di controtransfert controproducente nel trattamento dei pazienti borderline.

 

Summary

Premessa su sviluppo del tema in correlazione con la conferenza di K. & Ferruta (ricorderai che inizialmente eravamo stati messi tutti insieme). Concordando con K. sulla diagnosi, propongo strumenti metodologici diversi dai suoi. K. lavora con gruppi in cui opera secondo lo stile dello psicoterapeuta/analista di gruppo. Io ho sperimentato l’efficacia delle tecniche di derivazione inglese e statunitense: www.grouprelations.org.uk (o www.grouprelations.uk.org ) Conclusione della premessa: non siamo abbastanza flessibili, noi psicantropi, perchè troppo spesso facciamo transfert sulle teorie.
Tesi centrale: la qualità dei legami è in crisi e i metodi di riflessione/manutenzione devono essere radicalmente ripensati. Ma cosa sono i legami sociali? Coup de théâtre: ostensione della corda.
Esemplificazione: applicazione di tecnica di Listening Post in un servizio psichiatrico del nord Italia. Il servizio deve prendere decisioni sui programmi d’intervento sugli esordi psicotici.
Discussione e conclusione: presupposti concettuali del LP ed esplicitazione della metafora della corda. Bion propone una semplificazione dei concetti con cui lavoriamo: L, H, K. L’omelia si conclude riprendendo e descrivendo le esperienze infantili che fondano la prospettiva concettuale sino a quel punto illustrata (corda doppia, “… e adesso salta!”, e De Tassis = De Martis).

 

Captatio: introduzione

 

Proseguo la riflessione sull’importanza dei fenomeni gruppali e sul pensiero di gruppo che è una specialità fiorentina (per via del contributo di Giovanni Hautmann) affrontata poche settimane fa da Anna Ferruta e René Kaës. La questione della quale ci occuperemo è riassumibile così: gruppo come problema e gruppo come risorsa. Il gruppo è infatti il problema centrale delle politiche istituzionali e della politica tout court (come le penose vicende parlamentari hanno recentemente dimostrato). Se posso farlo, mi permetto di ricordare che la prima lezione alla scuola di politica di L&G (Veca) fu affidata a me e si intitolava appunto appunti sulle dinamiche gruppali (si era alla vigilia della fondazione del PD).

Rangell Leo: dal semplicistico all’assurdo

La storia turbolenta delle idee della psicoanalisi si spiega con il transfert sulle teorie.

Il transfert sulle teorie non è un fenomeno SOLO individuale (e beninteso non è un fenomeno che riguardi/danneggi esclusivamente la psicoanalisi). È una difesa sociale (per usare il linguaggio di Eliot Jacques a cui ha fatto riferimento Calamandrei): un fenomeno multi-soggettivo (cui alludiamo comunemente parlando di correnti, scuole, tradizioni, movimenti nel movimento) che dà luogo a degenerazioni della vita collettiva (sottogruppi, clan, cosche, famiglie… la specificità italiana: il familismo amorale).

 

Citazione dal lavoro di EdV

 

Doppio valore e doppio statuto delle teorie. Valore emotivo e concettuale. Statuto teorico e tecnico.

 

Narratio: tesi centrale del discorso odierno

 

  1. gruppo come problema ostacolo al funzionamento (identità di sottogruppi) ma anche come fattore di pensiero (group thinking)
  2. diagnosi di K. è corretta: patologia del legame sociale e processi senza soggetto (cultura ipersoggettivistica: sviluppo antisociale dell’individualismo: egolatria e cleptocrazia)
  3. sviluppare nuovi modelli di intervento che esaltino/dimostrino la capacità/possibilità di pensare in gruppo: what you don’t know, you know; elogio della capacità di formulare, far circolare ed elaborare ipotesi (psicoanalisi e teorie dei sistemi complessi/aperti: processi di autorganizzazione).

 

Confirmatio et refutatio: il report di un Listening Post

 

Tecnica in 3 step:

  • Brainstorming
  • Temi emergenti
  • Formulazione di ipotesi

 

Descrizione del problema e del setting in cui avviene lo studio.

 

Come inserire nelle pratiche istituzionali ordinarie i modelli d’intervento che sono stati specificamente individuati per gli esordi (GET UP)? Get up è un acronimo che sta per: Genetic Endophenotypes Treatment: Understanding early Psychosis. Un progetto di ricerca coordinato da Mirella Ruggieri (Verona: gruppo di Michele Tansella).

In questione – per far riferimento al problema che ci fa da guida – è la mobilizzazione dell’investimento affettivo fatto da alcuni operatori sulle teorie e sui modelli d’intervento per gli esordi. Investimenti, individuali e collettivi, e controinvestimenti.

 

Primi risultati:

  • rompere le fila dell’organizzazione iperindividuale del lavoro
  • il nobile Hidalgo don Chisciotte e il suo fido scudiero Sancho Panza

 

Riconoscimento dei temi emergenti:

cambia la funzione del Convenor (leadership di servizio)

Vengono individuati due temi:

  1. lo stadio che si svuota
  2. bisogno di leadership

 

 

La formulazione di ipotesi

 

La differenza con il Focus Group? La concettualizzazione bioniana del 1962 (A Psychoanalytic Theory of Thinking e poi Learning from experience) che postula funzione alpha (e gamma) e l’idea che thinking is linking: gli esiti del processo sono in – K (pensieri pensati o allucinosi ideologica) oppure in + K (language of achievement).

 

Intermezzo teorico: presupposti concettuali

  • lo “studio psicoanalitico del pensiero” di Bion;
  • l’ipotesi della “funzione alpha” e le osservazioni sul “pensiero di gruppo”;
  • la dialettica “contenitore  contenuto”;
  • la bi-logica assunti-di-base versus gruppo-di-lavoro;
  • gli esiti del pensiero di gruppo: la coppia -K e/o +K.

Il modello concettuale all’origine della metodologia dei Listening Post

 

Per riassumere con una formula di poche sillabe quale sia il minimo comun denominatore di questo insieme di metodi e teorie, si può utilizzare il titolo di un libro scritto da uno dei padri nobili del gruppo statunitense: Kenneth Eisold (analista di training del William Alanson White Institute, l’Autore è anche membro eminente del A. K. Rice Institute: dunque appartiene a entrambe le correnti citate). La formula scelta da Eisold – what you don’t know you know: (Eisold, 2009): ciò che non sai, lo sai – esprime una concezione del funzionamento psichico che intende i processi psichici consci e inconsci, individuali e gruppali, come fenomeni in cui si osservano, oltre ai meccanismi di difesa più classici, anche i processi di rappresentazione e simbolizzazione che sono stati intesi come “pulsione epistemofilica” o “epistemofilia” dalla tradizione kleiniana (Hinshelwood, 1991; Bott Spillius et al, 2011; pg 323 e sgg.) e che poi sono stati concettualizzati come “funzione psicoanalitica della mente” dagli Autori bioniani e post-bionani (Bion, 1962, Bott Spillius, 2011, Civitarese, 2010, Ferro, Lopez-Corvo, Ogden, ; Sandler).

Scopo di questo paragrafo è esplicitare le implicazioni dell’elegante, ma enigmatica, formula proposta da Eisold, illustrando alcune delle idee che costituiscono lo sfondo concettuale della metodologia del LP:

  1. lo “studio psicoanalitico del pensiero” di Bion;
  2. l’ipotesi della “funzione alpha” e le osservazioni sul “pensiero di gruppo”;
  3. la dialettica “contenitore  contenuto”;
  4. la bi-logica assunti-di-base versus gruppo-di-lavoro;
  5. gli esiti del pensiero di gruppo: la coppia -K e/o +K.

La funzione psicoanalitica della personalità, la funzione alpha e il pensiero di gruppo sono concetti indispensabili per comprendere la metodologia della prima fase del LP. La dialettica contenitore/contenuto, la bi-logica degli assunti di base e del gruppo di lavoro, e la coppia +K e –K sono invece necessari per spiegare lo scopo e i risultati della seconda fase (il riconoscimento dei temi emergenti) e della terza fase (l’elaborazione da parte del gruppo delle ipotesi di lavoro).

 

Una teoria molto complicata (troppo!) che si può però riassumere nella capacità di formulare e utilizzare ipotesi. E cosa sono le ipotesi?

 

La migliore definizione del termine, a mio gusto, è quella del filosofo Nicola Abbagnano (Dizionario di filosofia, UTET 1971): “In generale, un enunciato (o un insieme di enunciati) che possa essere messo a prova, attestato o controllato solo indirettamente, cioè attraverso lo studio delle sue conseguenze. La caratteristica dell’ipotesi è che essa non include né una garanzia di verità, né la possibilità di una verifica diretta. Una premessa evidente non è infatti un’ipotesi, ma un assioma. E un enunciato verificabile è invece una legge, o una proposizione empirica, non un’ipotesi. Un’ipotesi può esser vera (e non direttamente e/o immediatamente), ma la sua verità può risultare solamente dalla verifica delle conseguenze.” (ibid. pg. 508).

 

In logica, l’ipotesi è un enunciato che viene assunto come vero per indagarne le conseguenze logiche, a prescindere dalla sua eventuale coerenza, verosimiglianza e/o veridicità. Il carattere esplorativo e aperto del formulare ipotesi è evidente nelle dimostrazioni per assurdo. In questo caso, infatti, si assume come ipotesi di lavoro la negazione dell’ipotesi messa a test, per ricavarne una contraddizione che giovi a sostenere l’ipotesi contraria: cioè quella che non è oggetto di lavoro.

Una costruttiva dissensus conference

S’ode a destra uno squillo di tromba, e a sinistra risponde uno squillo…

 

Primo tema

Opzione 1.1: salvare qualcosa e fare di necessità virtù

Opzione 1.2: essere rigorosi e mirare alla fedele riproduzione del metodo

 

Secondo tema

Opzione 2.1: la richiesta che… ha da venì un Messia

Opzione 2.2: il Messia non è venuto, non sta venendo e non verrà: però bisogna andargli incontro

 

La capacità di un gruppo di essere on task oppure out of task: sul compito o fuori compito

 

Conclusioni

 

La diagnosi di Kaës è: patologia del legame e processi senza soggetto

Dunque: mettere a punto metodologie d’intervento che mettano in valore l’importanza dei legami

Le dinamiche di gruppo sono essenziali e letali: bisogna imparare a diagnosticarle

E tentare di governarle… Imparare a fare visioning (ipotesi) e curare le funzioni di leadership (dialettica fra followership e leadership)

I concetti essenziali sono flessibili quando sono semplici (simplex sigillum veri).

La corda doppia e il ritrovamento dell’oggetto: radici materiali dell’amore.

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