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LE FAMIGLIE OMOGENITORIALI: TEORIA, CLINICA E RICERCA di Nicola Carone. Recensione a cura di Elisabetta Bellagamba

(Raffaello Cortina Editore, 2021)

 “Le famiglie omogenitoriali: teoria, clinica e ricerca”, di Nicola Carone, è un libro che partendo da interessanti riflessioni sul tema della famiglia e delle funzioni genitoriali espone, con puntualità e precisione riportando un’ampia letteratura, le differenze e similitudini tra le famiglie tradizionali e quelle moderne, interrogandosi se tali differenze si ripercuotono sullo sviluppo psico-affettivo dei bambini e delle bambine nati/e all’interno di una famiglia omogenitoriale.

Il testo offre un’opportunità di ampliamento del pensiero intorno al processo di costruzione della genitorialità e agli elementi fondanti a esso connessi, svincolandoli da stereotipi sociali che hanno strutturato nel corso del tempo una visione univoca, non solo della genitorialità ma, anche, della famiglia, appiattendo la complessità insita in tale processo. Infatti, la genitorialità non può essere fatta coincidere all’aspetto biologico o a un ruolo sociale, in quanto tale posizione sterilizza la definizione di genitorialità perdendo l’elemento di sviluppo e di edificazione della stessa che affonda le sue radice nelle esperienze relazionali precoci di ogni persona. Come specifica Baiocco nell’introduzione del libro, “la genitorialità deve essere considerata un processo multidisciplinare in cui la dimensione intersoggettiva delle interazioni e delle rappresentazioni interiorizzate costituisce il nucleo centrale dell’esperienza” (pg IX).

Facendo propria tale prospettiva, restituendo profondità e spessore a un tema complesso e multisfaccettato in quanto va oltre alla generatività biologica, l’autore mostra come la genitorialità è indipendente non solo dal genere, ma anche dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, e, grazie a una minuziosa analisi della letteratura presente sul tema, avvalora come tali elementi non siano alla base delle capacità genitoriali che si esplicano attraverso le funzioni, che possono essere definite, materne e paterne. Tali funzioni, infatti, non sono legate né al genere, né all’orientamento sessuale, ma sono l’esito di un processo complesso che si ramifica e s’intreccia con aspetti psicologici, sociali e culturali.

Da una parte i cambiamenti presenti nella società moderna, più precisamente post-moderna, e gli sviluppi in termini medici sulla procreazione comportano inevitabilmente una riflessione attenta sul che cosa è la famiglia. Per contro la definizione che troviamo nella Costituzione Italiana (art. 29 «società naturale fondata sul matrimonio») rispecchia un congelamento dell’evoluzione nella concettualizzazione della famiglia avvenuta nella nostra società, abbinata a una visione ristretta della stessa, andando ad amplificare eventuali scenari che si ancorano a posizioni maggiormente tradizionaliste, comportando un blocco sullo sviluppo non solo del pensiero, ma anche nell’ordinamento giuridico creando un vuoto legislativo con un effetto a cascata sulle “eccezioni” al modello di famiglia definito dall’articolo. Questo comporta, come scrive Carone, “un ordine sociale e simbolico eteronormativo, tautologico, in cui le diverse dimensioni che caratterizzano le relazioni familiari… vengono allineate creando veri e propri grovigli riproduttivi (pg. XVII).

L’impasse che si crea nella definizione di famiglia, dove ancora oggi non vi è accordo, può essere messa in movimento, andando alla radice etimologica della parola. Il termine è da ricondursi alla parola faama che significa casa che deriva dal latino familia a sua volta derivato da famulus, servitore (Etimo italiano, 2021). Affraccandosi dal senso ristretto e operando un allargamento possiamo ricondurre il termine famiglia a un incontro dal quale si genera un rapporto che , a sua volta, conduce al costituirsi di una comunità umana. Tale ampliamento di vertice osservativo permetterebbe di tenere conto della pluralità delle configurazioni familiari presenti nella società odierna. Infatti, la famiglia non sempre è vincolata al matrimonio e, come fa notare Baiocco, la filiazione non sempre si genera all’interno di un percorso di coppia. In virtù di questo occorre definire le nuove famiglie che descrivono quelle configurazioni familiari di moderna costituzione. All’interno di queste, quelle più studiate sono le famiglie omogenitoriali nelle quali rientrano non solo le realtà familiari con madri lesbiche o padri gay, su cui Carone si concentra specificatamente nel suo libro.

L’autore pone in risalto le possibili traiettorie della genitorialità nelle famiglie moderne concentrandosi su “come l’omossessualità non è una qualificazione della stessa, ma una delle condizioni entro cui la genitorialità (pg. XXIV) può essere declinata. Infatti, l’ipotesi dalla quale Carone prende le mosse è lo svincolo dall’errore normativo secondo il quale l’omogenitorialità possa diventare un ambiente patogeno per lo sviluppo psicologico-cognitivo-affettivo dei bambini e delle bambine, cosi da espandere la definizione di genitorialità ad una funzione psicodinamica della mente, adottando una prospettiva depatologizzante i contesti. Per comprendere a pieno la genitorialità umana, la generatività biologia, seppur fondamentale, non va posta come elemento imprescindibile della stessa, in quanto, oramai, è più che evidente, in base alla ricerca scientifica, che può essere intesa come una funzione di tipo processuale. In particolare, come sottolinea Simonelli, citato da Carone, ciò significa che non occorre essere genitori biologici per esercitare la propria funzione genitoriale.

L’autore si addentra nel tema della funzione (omo)genitoriale integrando molteplici prospettive teoriche. In particolare, dopo aver esplorato la costituzione della funzione genitoriale nel corso dello sviluppo, enuclea le varie sotto-funzioni attraverso quali la capacità genitoriale si esprime. Carone, integrando la teoria dell’Infant Research e la teoria dell’attaccamento, sottolinea come le prime espressioni della funzione genitoriale emergono precocemente durante il corso dello sviluppo, quando tutte le informazioni dell’esperienza relazionale sono immagazzinate nella memoria inconscia, implicita e procedurale: le esperienze pre-verbali “costituiranno quei nuclei costitutivi della funzione genitoriale” (pg. 4). Tali esperienze precoci rivelano la natura storica della genitorialità e la qualità di tali esperienze gettano le basi della matrice relazionale da cui prende avvio la competenza di cura che verrà messa in atto con gli altri significativi. L’interiorizzazione di un modello relazionale del quale il bambino o la bambina ha fatto significativa esperienza nel corso del suo sviluppo psico-affettivo permette a sua volta di potersi identificare con tale modello e poter ripetere in modo spontaneo, implicito, tale funzione. In questa accezione, l’esperienza di essere stati figli è la base della funzione genitoriale. “Le modalità di esercizio della funzione genitoriale dipendono, pertanto, dal modello di genitorialità costruito interiormente sulla base dei comportamenti strutturanti con adulti significativi, le cui risposte ai bisogni infantili sono plasmate e organizzate anche da aspetti neurobiologici” (pg. 8). La disposizione genitoriale affettiva include la capacità di generare amore, di sostenere la speranza, di contenere la sofferenza, oltre a quella di pensare (Meltzer, 1986). Le determinanti della funzione genitoriale, riprendendo il modello processuale di Belsky, riportato da Carone, sono tre che fanno riferimento alla personalità del genitore, alle caratteristiche del bambino e della bambina ed al contesto sociale nel quale si sviluppa la relazione genitore-figlio. In virtù di quanto esposto che si desume che, come mostra l’autore, la funzione genitoriale è indipendente dal genere e dall’identità di genere di chi la esercita.

Carone, nel suo testo, tratta, anche, il tema della nascita del concepirsi genitore e come tale percorso psichico che porta alla coscienza procreativa possa essere, nelle persone omosessuali, ostacolato o addirittura rallentato da stereotipi culturali secondo i quali le coppie omosessuali sono escluse dalla genitorialità. Tali pregiudizi, spesso presenti anche all’interno della comunità LGBT, possono creare una frattura e una menomazione nel processo di presa di contatto con la propria coscienza procreativa, che riguarda, non tanto il desiderio di diventare genitore, quanto un ampliamento “identitario di sé come possibile genitore” (pg. 37). L’autore riporta numerose ricerche presenti nella letteratura sia nazionale che internazionale di come avviene il processo di transizione alla genitorialità in coppie omosessuali e come tali coppie devono affrontare aggiuntivi fattori di stress durante tale processo, imperniato da un affrancamento dal modello eteronormativo che comporta per i genitori omosessuali di integrare le identità conflittuali di essere genitori e l’essere donne lesbiche o uomini gay. 

L’autore partendo da tali concettualizzazioni si concentra sull’analisi dettagliata della transizione alla genitorialità per le madri lesbiche e i padri gay e le questioni ad essa connesse. Cosa comporta generare figli o figlie tramite PMA o GPA? Come comunicare ai propri figli o figlie il mistero delle loro origini? Che implicazioni hanno tali procedure sullo sviluppo psico-affettivo delle bambine e dei bambini? Carone, riportando una vasta letteratura, risponde a tali quesiti in una declinazione che esula da un pensiero strettamente convergente e ancorato a un modello rigido e normativo, ma osserva la questione in un ottica multidirezionale e “tripolare”, tenendo a mente il genitore, il bambino/a e la società in cui si inserisce,  introducendo nuovi punti di vista avvalorati da numerose ricerche. Alla base di un sufficientemente buono sviluppo psico-affettivo si pone  la qualità delle cure ricevute e non tanto l’avere una madre e un padre, due madri o due padri.

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