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Bruni A. (2012). Sinergie orientali nell’ascolto analitico

C.P. F. – Convegno su “IL SILENZIO IN PSICOANALISI” – 6 Ottobre 2012 –

Alessandro Bruni     Sinergie orientali nell’ascolto analitico

1 Il mio contributo sarà quello di povero agnostico, con una religiosità
naturale che mi ha portato nel corso del tempo a considerarmi un umile
cercatore d’anima. Spero che le mie immaginazioni speculative non vengano
sentite come blasfeme dagli amici qui presenti, sicuramente più edotti di me su
questioni così difficili di confine.
2 – Racconterò per iniziare un fatto, riportato da Karl Pribram, che ebbi il
piacere di invitare negli anni ‘80 a Roma, nel Centro Ricerche di Gruppo del
Pollaiolo. Il fatto accadde molti anni fa nel Bowery, un quartiere a quel tempo
molto emarginato di New York: una notte, inspiegabilmente, la polizia ed altri
servizi di assistenza furono tempestati di telefonate di richiesta di aiuto di
vario genere: chi denunciava rumori sospetti, chi fughe di gas, chi sosteneva di
essere minacciato, chi di sentirsi male e così via. Oltre alla totale irrealtà di
queste impressioni, fu notato che la maggior parte delle chiamate si
concentrava intorno a determinate ore della notte. Il mistero fu risolto quando
ci si accorse che giusto il giorno prima dell’inizio dello strano fenomeno era
stata chiusa una ferrovia sopraelevata che passava di lì.
Dice Pribram: “Le chiamate avvenivano in corrispondenza degli orari del
passaggio notturno del vecchio treno, che era solito fare un gran baccano. Gli
strani avvenimenti denunciati altro non erano che il silenzio “assordante” che
ora sostituiva il previsto rumore” (Pribram 1971).
Nella mia lettura, il vecchio treno, all’insaputa di tutti, si era conquistato in
quel quartiere di diseredati, una pietosa funzione di sedativo
acchiappa-fantasmi. Gli abitanti utilizzavano il fracasso infernale del treno
come “veicolo” sensoriale di evacuazione di quantità di eccitamento
addensatisi nelle precedenti ore di sonno. Queste quantità, una volta abolito il
treno, continuavano a presentarsi ai consueti appuntamenti notturni
irrompendo verso la coscienza, che li affrontava con trasformazioni in
allucinosi (Bion 1965) a sfondo paranoide o soma-psicotico e che si risolvevano
nel risveglio panico. (Bruni 2013)
3 – E’ una metafora per sottolineare che il primo effetto del silenzio prodotto
da una deprivazione sensoriale, non è affatto silenzioso, anzi. Dovremmo
spiegare meglio ai nostri pazienti che l’uso del divano è utile proprio perché,
attraverso la diminuzione dell’input sensoriale esterno, produce
un’accentuazione della produzione interiore e facilita uno stato associativo
oniroide. Dovremmo anche riconoscere che i pazienti che dichiarano subito di
essere poco propensi all’uso del divano, hanno un’intelligente premonizione di
quello che li aspetta. Goya scrive sopra un suo quadro. “il sonno (della luce)
della ragione genera mostri”. Nell’analisi dobbiamo appunto convincere il
paziente del vantaggio di far apparire i mostri dell’inconscio. “Monstrum” in
latino significa ciò che si mostra e si rivela, è “mostruoso” fintantoché rimane
occultato. Spesso nelle tradizioni mistiche il silenzio è associato anche al buio.
Il buio dei bambini si affolla subito di fantasmi. Uno dei training più intensi
della tradizione Buddista prevede la permanenza in meditazione per tre anni in
una grotta buia. Durante un’esperienza intensa di ritiro e di meditazione
bisogna dunque aspettarsi, come primo effetto, una proliferazione di sogni,
incubi e fantasmi, una sorta di spurgo delle cantine dell’inconscio.
4 – La cacciata dall’Eden. Nell’Eden, spesso si dimentica, ci sono due alberi. Al
centro c’è l’albero della vita (dell’immortalità della specie dove la vita del
singolo individuo non ha rilevanza) e da un lato l’albero della conoscenza. La
curiosità, l’istinto epistemofilico, che nella teoria dell’“Autopoiesi” di Maturana
e Varela è connaturata al sistema vivente tout court, qui fa un salto evolutivo
drammatico, grazie alla donna che per sua natura è più in contatto con la
“Fusis” (la natura nascosta delle cose che, dice Eraclito, “ama nascondersi”).
L’avvento della coscienza legata al linguaggio, la conseguente sedimentazione
di un inconscio linguistico, consentono da un lato una rapida accelerazione
della Technè, la capacità di manipolazione del mondo esterno e dall’altro
l’inizio del viaggio introspettivo del gnothi s’eautòn (conosci te stesso)
attraverso le vie della nachtraeglichkeit (la significazione retroattiva). Si è
trattato però di una vera e propria “Catastrophè” (un ribaltamento). La nuova
mutazione ha sconvolto la gerarchia degli encefali. Il neonato neo-pallium ha
iniziato la conquista dei cervelli precedenti, il vicino archi-pallium e quelli più
arcaici sottostanti dei mammiferi, dei rettili e dei pesci, ancora oggi tuttora
attivi. La rottura tra neo-Uomo e paleo-Dio ha avuto come conseguenze due
illuminazioni, una drammatica ed una consolatoria: la prima fu la
consapevolezza terribile della mortalità individuale, la seconda fu la scoperta
consolatoria che il rapporto sessuale poteva generare una nuova vita. Il
crogiolo di queste due originarie illuminazioni produsse da un lato la necessità
di una maniacale e narcisistica difesa, madre di tutte le Ubris (arroganze) e
dall’altra un più mite tentativo di ricucire la ferita originaria con una nuova
alleanza. “Religione” (re-ligo, “riunisco”), Yoga (giogo che tiene uniti i due buoi),
“Simbolo” da “Sun-ballo” (tengo insieme).
6 – La mente “mente” per definizione etimologica. In Homo Sapiens La
coscienza associata al linguaggio è definita da Sigmund Freud l’organo di senso
della qualità psichica. Essa alimenta la straordinaria capacità conoscitiva della
mente, ma la mente paga il prezzo di una sua costituzione finzionale. La
visione psicoanalitica odierna più sofisticata proposta da Wilfred Bion è quella
di un’attività sognante, denominata Funzione alfa, attiva sia di giorno che di
notte, che produce contemporaneamente conscio ed inconscio ed una mente
binoculare, di cui non possiamo fare a meno, ma che “mente” per definizione e
non ci consente più di tanto di avvicinarci alla “nouminosità” delle cose in se,
alla “Fusis” dei Greci. Il sogno non è quindi un prodotto della mente, ma
piuttosto è la mente che è prodotta e mantenuta dal “sognare” della funzione
alfa. La mente si configura così come la prima vera realtà “virtuale” dell’uomo.
La nostra visione del mondo, pur così sofisticata e coerente, è dunque pur
sempre una “fiction”, come per l’appunto nell’allegoria della caverna di Platone,
dove lo schiavo imprigionato può vedere solo il riflesso degli oggetti sullo
sfondo della caverna e come nell’idea del “Velo di Maya” proposto dagli antichi
Veda migliaia di anni fa. Di notte la deprivazione sensoriale dell’input del
mondo esterno fa sì che la funzione sognante lavori solo sul mondo interno.
L’evidenza che sogniamo anche di giorno è oscurata dalla forte pregnanza e
stabilità del massiccio input sensoriale del mondo esterno, salvo che in quegli
stati che chiamiamo sogni ad occhi aperti, dove ci astraiamo da svegli dal
mondo esterno. Il nostro collega, Francesco Napolitano, ha scoperto in
Aristotele una straordinaria intuizione di questa teoria bioniana. Credo
riferendosi all’allegoria della caverna, scrive letteralmente Aristotele, nel
paragrafo della Fisica intitolato “Sulla psiche”, che di giorno “il grande fuoco
della percezione nasconde il piccolo fuoco del sogno”.
7 – Secondo tutte le tradizioni esoteriche, mistiche e sciamaniche che l’uomo ha
prodotto fin dalle origini della sua storia, l’avvicinamento alla natura nascosta
delle cose è suggerita però come possibile proprio attraverso l’attenuazione
dell’attività della mente ed una parallela esaltazione dell’attività del cuore.
Questo secondo e più profondo livello di silenzio è dunque il progressivo
silenziamento della mente che si può raggiungere solo con una dedizione
costante e mai definitivamente. Solo il silenzio della mente ci consente un
ascolto profondo dell’ignoto.
Il primo sutra degli Yoga Sutra di Patanjali recita “Lo Yoga è l’arresto delle
funzioni mentali”. Non è proprio una proposta di de-menza, ma piuttosto di
sospensione o di “opacità” della mente, per dirla con Bion che propone
l’esercizio di “opacità di memoria e desiderio” per entrare in contatto
all’unisono con la realtà ignota inconoscibile che il paziente ci porta ad ogni
nuova seduta. Usando in modo transitivo il verbo “divenire”, Bion propone
che la realtà inconoscibile, che denomina “O”, non può essere “conosciuta”, ma
solo “divenuta”. La conoscenza è solo una parte del processo, ma se si vuole
arrivare ad un vero cambiamento bisogna essere all’unisono con “O”, divenire
“O”. Per questo Bion ha sempre avuto molto rispetto e considerazione per
l’esperienza dei mistici.
8 – Un’altra straordinaria assonanza con la teoria delle trasformazioni di Bion
la possiamo rintracciare nel Tao Te Ching (Dao De Jing) scritto in Cina da Lao
Tze presumibilmente prima del 250 A.C. e testo originario del pensiero cinese.
Ecco la prima stanza, che è l’ipotesi definitoria di tutta l’opera, qui tradotta
dalla versione in Inglese di Jane English and Gia-Fu Feng (1989):
Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao.
Il nome che può essere nominato non è l’eterno nome.
Il senza-nome è l’origine di cielo e terra.
Il nominato è la madre delle 10.000 cose.
Se ti astieni dal desiderio, puoi vedere il mistero.
Se desideri, puoi vedere le manifestazioni.
Queste due dimensioni sorgono dalla stessa sorgente,
ma differiscono nel nome.
Ciò appare come oscurità.
Oscurità dentro oscurità.
La porta di tutto il mistero.
9 – Dunque il centro nouminoso della vita psichica e delle sue opposizioni, può
essere avvicinato attraverso la misteriosa silenziosità del cuore. Ascoltate
questo breve nota di Das, che enfatizza il potere trascendente del silenzio nella
concezione Buddhista, e che è citata nel lavoro che il collega Salman Akhtar ha
presentato recentemente qui in Toscana:
“Un profondo silenzio interiore ti mette in contatto con le più profonde
dimensioni dell’essere e del sapere, della consapevolezza gnostica e dell’innata
saggezza. Poiché è impossibile esprimere l’inesprimibile, il suono spirituale o il
canto del silenzio vanno oltre le parole ed i concetti. Le semplici parole sono
deboli traduzioni di ciò che realmente vogliamo dire. Il silenzio ed il vuoto
interiore possono aiutare a fornire un più facile accesso al mistero universale e
all’essenza primordiale…Il silenzio è la soglia verso il santuario interiore, la
sublime caverna del cuore. Il silenzio è il canto del cuore, come l’amore, è un
linguaggio universale, una melodia naturale aperta a chiunque, anche a chi
non ha orecchio o a chi è religiosamente dubbioso. Il ritiro in solitudine ed il
“nobile silenzio” è una via per svuotare, ripulire, curare e rinnovare il cuore e
la mente.” (Das, citato da Salman Akhtar)
10 – Nello Yoga, i tre Chakras inferiori che ricevono l’energia dalla terra (Yin nel
Tao) sono rivolti verso l’alto, mentre i tre Chakras superiori che ricevono
l’energia dal cielo (Yang nel Tao) sono rivolti verso il basso. L’accoppiamento
mistico del cielo e della terra trova al centro, nel Chakra del cuore, la sua
realizzazione di illuminazione e compassione.
11 – La stella di Davide, originariamente derivata da un mandala della
tradizione Vedanta, è utilizzata dalla tradizione mistica ebraica per
rappresentare con un grafo essenziale questa medesima idea. Due triangoli
intrecciati, uno diretto verso l’alto e l’altro diretto verso il basso con al centro
lo spazio del cuore.
12 – E’ interessante fare quì alcune considerazioni sul rapporto col femminile
nelle varie tradizioni religiose e mistiche. Nella Genesi della tradizione biblica
il serpente, che rappresenta il cervello rettile e la traccia filogenetica del
passaggio della vita dall’acqua alla terra, offre alla curiosità della donna Eva la
possibilità di conoscere la Fusis, la natura nascosta delle cose dei Greci. La
donna, per sua natura più vicina all’essenza della vita, raccoglie l’invito, ma il
dio patriarcale condanna l’audacia ed il povero serpente diviene il
rappresentante del “Male”, il diavolo (Diabolos, da dia-ballo, “disperdo”),
eternamente perseguitato e schiacciato dal “Bene” della religione (“Religo”,”
Sunbolon” da Sun-ballo, “riunisco”), in una concezione manichea dove il
bene è posto in alto nel cielo ed eternamente contrapposto ed in guerra con il
male spinto in basso negli inferi della terra.
Nello Yoga Tantrico il serpente rappresenta invece la Kundalini, l’energia della
terra, femminile e potente generatrice di vita, che dorme racchiusa nel primo
Chakra e viene risvegliata dallo Yoga e dal Tantra, risale il canale centrale
Sushumna, si accoppia con Shiva, il principio maschile del cielo, e genera
illuminazione e compassione. Sembra quindi che nella via originaria della
tradizione Indu, l’energia del cervello rettile non sia stata demonizzata come
nella tradizione biblica, ma accolta e valorizzata. La pratica diffusa in India, di
“incantare” i serpenti con la musica, è una stupenda evidenza di questa
dimensione: il cervello rettile può essere ammaliato dalla musica prodotta dalla
parte più evoluta della mente.
Nel libro cinese Taoista I Ching (Yi Jing), (“libro delle trasformazioni”),
nell’esagramma della pace, Thai, un inversione di posizione tra i due opposti
primordiali produce la pace e l’armonia di tutte le creature. Il segno è collegato
con gli equinozi di primavera e di autunno, quando giorno e notte hanno la
stessa durata. Kenn, il cielo, il “creativo”, il “maschile” (Yang), si pone
umilmente sotto Kunn, la terra, Il “ricettivo”, il femminile (Ying). La terra anela
verso il basso sua dimora ed il cielo verso l’alto, così dal loro accoppiamento si
produce la pace.
Thai
In una stanza del Tao Te Ching (Dao De Jing) ecco come viene poi onorato il
femminile:
Lo spirito della valle
non muore mai.
Chiamalo il mistero, la donna.
Il mistero,
la porta della donna
è la radice
di cielo e terra.
Per sempre questo dura, per sempre,
e tutte le sue strade sono facili.
13 – La nostra compianta collega Carla De Toffoli ci ha poi segnalato le recenti
teorie e acquisizioni della fisica quantica. In particolare Karl Pribram e David
Bohm hanno messo a punto una interessante teoria “olotronica” della mente.
Più in generale, la loro teoresi prevede due livelli di realtà:
a) Un ordine implicato, non direttamente visibile e che viene paragonato ad un
ologramma complesso nel quale la struttura complessiva si rispecchia, in modo
frattale, in quella di ogni singola parte presa in esame (sebbene con una
“risoluzione” via, via più bassa, in relazione alle dimensioni della parte).
b) Un ordine esplicato che è ciò che realmente osserviamo; quest’ultimo
sarebbe il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde
(o pattern) d’interferenza, che compongono l’universo.
Nella terminologia di Schrödinger, Bohm sembra suggerire che l’ordine
esplicato si apprende coscientemente, mentre l’ordine implicato si conosce
inconsciamente: la coscienza ci rende dunque vittime di un’illusione, facendoci
concentrare sugli aspetti più superficiali e frammentati della realtà, e
distraendoci da quelli più profondi e unitari. Più precisamente, badando solo
alle increspature che costituiscono la realtà manifesta (nel senso letterale di
“toccabile con mano”, cioè tangibile), sia materiale che mentale, cioè nella
divaricazione tra psiche e soma, perdiamo di vista l’oceano stesso, a cui diamo
rispettivamente i nomi di vuoto e inconscio. In accordo con le moderne teorie
sia fisiche che psichiche, questi sarebbero bacini di energia di cui noi
percepiamo non l’intensità assoluta ma solo le variazioni. E lo stesso universo
potrebbe non essere altro che una gigantesca onda momentanea e fortuita,
forse solo una fra tante, il cui rifrangersi, noi chiamiamo storia cosmica.”
Sul cuore Carla De Toffoli ha poi scoperto e citato in un suo lavoro la ricerca
dell’Istituto Heart-Math di Stanford. La scoperta è che il cuore possiede un mini
cervello indipendente, suo proprio, di 40.000 neuroni. Questo spiega il fatto
che il cuore dell’embrione umano comincia a pulsare regolarmente ancora
prima che il cervello abbia organizzato i suoi sistemi di regolazione. Il campo
elettrico del cuore è poi 100 volte più potente di quello del cervello ed il suo
campo elettromagnetico è 5000 volte più potente. Attraverso questi suoi
veicoli energetici ed informazionali, il cuore è in grado di influenzare il
cervello, tutte le cellule del corpo e lo spazio circostante attraverso le sue
potenti emissioni, mentre è mia opinione che la ghiandola pineale sia più
probabilmente l’antenna ricevente del cervello, il quale non ha bisogno di
altrettanto grandi quantità di energia per il lavoro di ricezione. Ecco come si
configura il campo elettromagnetico del cuore, rilevabile con strumenti
quantici intorno al nostro corpo:
14 – Vorrei concludere queste mie note con due aforismi che ho letto ed
apprezzato in uno dei miei ritiri di silenzio e meditazione, nell’Eremo di
Scopello, vicino a Spoleto.

Grazie della vostra attenzione.

“Dalle consuetudini disciplinate
si espande,
come da erbe odorose triturate,
l’olio della gioia.
Così unta, l’anima
diventa mite e amabile”
“Troverai nei boschi
qualcosa che non avrai trovato
nei libri”

San Bernardo

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