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Abitare il non pensato: dalla ripetizione relazionale alla costruzione del Sé

 

Nella pratica clinica contemporanea incontriamo sempre più frequentemente pazienti  che non riescono a mentalizzare la propria esperienza: non portano conflitti narrabili, ma stati  affettivi intensi, ripetizioni relazionali e azioni che si giocano direttamente nella relazione di  cura. Si tratta spesso di quadri legati a trauma relazionale precoce, disturbi di personalità e disregolazione affettiva. Il paziente non racconta il proprio conflitto: lo fa vivere.
Il programma scientifico 2027 propone un percorso teorico-clinico sul lavoro con esperienze non rappresentate e non ancora pensabili, che emergono sotto forma di “gesti psichici” e configurazioni relazionali. La questione centrale riguarda i processi di costituzione del Sé quando l’esperienza originaria non è stata sufficientemente pensata o contenuta, e le modalità attraverso cui questa può trasformarsi nel trattamento.
In questa prospettiva, il processo terapeutico si fonda sull’uso di ciò che accade nella relazione. Stati emotivi indotti, immagini, sensazioni corporee e movimenti controtransferali diventano dati clinici fondamentali. La pellicola di pensiero di Giovanni Hautmann descrive il processo continuo e preverbale attraverso cui l’esperienza prende forma prima di diventare rappresentazione. Il terapeuta è chiamato a sostenere il contatto con elementi psichici grezzi, potenzialmente disorganizzanti, trattenendoli senza agire o espellerli, così da renderne 
possibile la trasformazione in esperienza pensabile.
La rêverie e il controtransfert rappresentano strumenti privilegiati per lavorare sui processi impliciti. In questa direzione, le rappresentazioni in azione”, come le ha definite Benedetta Guerrini Degl’Innocenti, indicano quegli agiti che, all’interno della dinamica transfert–controtransfert, smettono di essere meri scarichi espulsivi e acquisiscono valore comunicativo e trasformativo quando possono essere accolti, trattenuti e progressivamente pensati. Quando 
questo processo non è possibile e il materiale viene saturato o espulso, la funzione trasformativa si interrompe.
Il campo analitico e il terzo analitico di Thomas Ogden descrivono uno spazio psichico condiviso in cui paziente e terapeuta co-costruiscono l’esperienza e rendono pensabile ciò che inizialmente non lo è.
Su questa stessa linea, il gesto psichico descritto da Gabriel Sapisochin consente di leggere l’agito come forma primaria di espressione del funzionamento mentale: non un’interruzione Centro Psicoanalitico di Firenze Programma Scientifico 2027 del processo, ma una sua modalità originaria. I contributi di Christopher Bollas (conosciuto non pensato, oggetto trasformativo, idioma di cura) permettono di collocare questi fenomeni come espressioni attuali di modalità relazionali precoci.
Le implicazioni cliniche sono dirette e riguardano la gestione dell’alleanza terapeutica, la lettura delle crisi e delle rotture, l’uso del setting e l’integrazione con altri interventi. In particolare, richiedono al terapeuta la capacità di tollerare l’intensità emotiva senza ricorrere prematuramente a interventi rassicuranti o esplicativi. Quando il lavoro terapeutico si limita alla rassicurazione, alla spiegazione o alla sola costruzione di un “oggetto buono”, si rischia di  eludere proprio quel nucleo non rappresentato che necessita invece di essere attraversato.
La trasformazione terapeutica passa dalla possibilità di tollerare l’esperienza perturbante dell’incontro con ciò che non era ancora pensabile.
CALENDARIO
SABATI del CPF
ORARIO 9:30 – 13:30 
30 GENNAIO 2027 – Giuseppe Riefolo discussant Gregorio Hautmann
10 APRILE 2027 – Stefano Bolognini discussant Maria Ponsi
15 MAGGIO 2027 – Gabriel Sapisochin discussant Tiziana Bastianini
18 SETTEMBRE 2027 – Paola Marion discussant Stefani Nicasi 
2 OTTOBRE 2027 – Massimo Vigna Taglianti discussant Benedetta Guerrini
 
Per ulteriori informazioni: 

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