NIENTE DI VERO di Veronica Alaimo. Recensione di Enza Quattrocchi
Niente di vero. Veronica oltre ad essere chiamata così, era chiamata in tanti altri modi Oca, Smilzi, Verika, Scarafona; molti la chiamavano Vero. Un gioco fra nomi: Niente di Vero? Siamo qui al Centro Psicanalitico e da circa un anno, a commentare un altro testo con una modalità introspettiva che oggi mi rende esitante perchè questa volta la scrittrice è direttamente l’Io narrante. Veronica sa certamente che una diffusione di questo tipo ha il suo prezzo, anche se gran parte dei suoi familiari è deceduta. Viva e indomita è la madre. Incontriamo tanti personaggi, tutto ha inizio dalle parole della scrittrice, dalla sua visione e questo è, il suo romanzo autobiografico scritto a dispetto del fratello, a sua volta e contemporaneamente, dedito a scrivere un’autobiografia. Se pur indottrinata da Cristian, approdato alla psicoanalisi, Veronica sembra essersi tenuta lontana da questi luoghi. Appare una ragazza interrotta, con le sue fughe imperfette. In fuga da quando aveva 15 anni e con molte relazioni interrotte, con una gravidanza interrotta. e, per quanto asserisca che il sesso le interessa …
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