Archivio relazioni
Lascia un commento

Meucci P. (2010). Tra psiche e cervello: l’inconscio e le neuroscienze. Introduzione al seminario

Introduzione al Seminario di Formazione Psicoanalitica “Tra psiche e cervello: l’inconscio e le neuroscienze”.  La Colombaria, Firenze, 13.03.2010

 

Sono lieto di presentare questa terza mattinata dei Seminari di Formazione Psicoanalitica che il Centro Psicoanalitico di Firenze ha organizzato insieme all’Associazione Fiorentina di Psicoterapia Psicoanalitica, alla Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica ed al Centro Studi Martha Harris – AMHPPIA.

Dopo le due mattinate precedenti in cui abbiamo ascoltato e discusso di questioni che rimandano alla metapsicologia, oggi ci spostiamo, in modo abbastanza radicale, nelle terre di confine della psicoanalisi (per riprendere il titolo di Merciai e Cannella), terre di confine tra Psicoanalisi e Neuroscienze.

Abbiamo qui presenti validi colleghi che in questi territori si muovono da molti anni. Prima di dare loro la parola penso sia utile fare una breve e schematica panoramica per accennare alla discussione riguardo al rapporto tra psicoanalisi e neuroscienze.

 

Parto da un brano di Freud, ripreso dall’Introduzione alla psicoanalisi, che condensa quelle che poi sono diventate due linee di tendenza contrapposte all’interno del movimento psicoanalitico contemporaneo.

Freud -parlando dei rapporti tra psicoanalisi e psichiatria- afferma che la psicoanalisi “spera di scoprire il terreno comune sulla cui base divenga comprensibile la convergenza del disturbo fisico con quello psichico. A questo scopo deve tenersi libera da ogni ipotesi preconcetta di natura anatomica, chimica o fisiologica ad essa estranea, e deve operare esclusivamente con concetti ausiliari di natura meramente psicologica” (Freud, 1915-1917)

 

Nella seconda parte della citazione viene affermata la tesi della non integrazione tra psicoanalisi e neuroscienze: la psicoanalisi deve essere libera da ipotesi che derivano dalle conoscenze biologiche, deve operare esclusivamente con concetti di natura psicologica.

I sostenitori dell’integrazione affermano che ciò era valido per la prima metà del ‘900, adesso è arrivato il momento che Freud auspicava nella prima parte del suo discorso, in quanto le conoscenze neuroscientifiche attuali hanno favorito il costituirsi di un “terreno comune” che permette il convergere sia dei dati biologi che dei fenomeni mentali all’interno di medesimi modelli esplicativi.

 

La questione dei rapporti tra la psicoanalisi e le altre discipline scientifiche (e connessa a questa la questione del suo statuto epistemologico) ha sempre accompagnato la psicoanalisi, ma in maniera sostanzialmente marginale, sino ad arrivare alla fine degli anni ’70, epoca in cui si inizia a parlare di “crisi della psicoanalisi”. Da allora la questione del rapporto tra la psicoanalisi e altre discipline scientifiche, investe progressivamente tutto il mondo psicoanalitico e le sue istituzioni.

A cavallo tra gli anni ’70 ed ’80, la psicoanalisi ha subito una crisi di credibilità nel mondo accademico e psichiatrico (la psichiatria biologica diventa quasi egemone, si impone un nuovo sistema diagnostico, il DSM III), crisi di credibilità tra gli utenti e le istituzioni di cura (per cui da una parte si assiste al proliferare di tante forme di psicoterapia e dell’altra si richiede che per essere accreditate le pratiche terapeutiche si dotino di prove di efficacia), crisi infine di tipo concettuale (per il definirsi in modo sempre più chiaro di una molteplicità di modelli psicoanalitici, che fanno parlare, i più benevoli di “pluralismo”, altri di “frammentazione dell’edificio teorico psicoanalitico”).

 

In tale contesto l’incontro con le discipline confinanti diventa per la psicoanalisi inevitabile: per uscire dall’autoreferenzialità, per reinserirsi all’interno e dialogare con la comunità scientifica più ampia, per recuperare credibilità.

Tanto più che all’esterno del mondo psicoanalitico, nel mondo delle neuroscienze c’è chi ancora guarda alla psicoanalisi con grande interesse.

 

È famoso e molto citato un articolo che Erik Kandel ha scritto nel 1999 dal titolo “La biologia e il futuro della psicoanalisi”. Kandel affermava:

“ La psicoanalisi non si è evoluta scientificamente. In particolare non ha sviluppato metodi oggettivi per verificare le eccitanti teorie che aveva precedentemente formulato. Il risultato è che l’influenza della psicoanalisi alle soglie del ventunesimo secolo è in declino. Tale declino è deplorevole, poiché la psicoanalisi rappresenta tuttora la visione più coerente e intellettualmente soddisfacente della mente umana”

 

Kandel nell’articolo non si limita a dichiarazioni di principio, passa poi ad indicare come la biologia possa favorire l’esplorazione psicoanalitica della mente.

All’interno del mondo psicoanalitico le reazioni a questo articolo sono state varie e si è rinvigorito un confronto che a tutt’oggi prosegue, a da cui emergono posizioni molto articolate.

 

Per descrivere a grandissime linee il campo del dibattito credo che si possano prendere due posizioni abbastanza estreme e contrapposte, rappresentate da una parte da Mark Solms (uno psicoanalista e neuroscienziato, che è tra i più attivi promotori della Neuro-psicoanalisi), all’opposto da André Green (notissimo psicoanalista francese).

 

Sinteticamente:

l’ambizione di Solms è arrivare ad una piena integrazione neuropsicoanalitica, in modo che si possano “Stabilire i correlati neurologici dei concetti metapsicologici che sono a fondamento delle teorie psicoanalitiche …[sarebbe così] finalmente alla nostra portata la possibilità di studiare, riportandola a unità fisiche misurabili, la vita interna della mente” (M. Solms , O. Turnbull, 2002).

Dice ancora: “Il metodo psicoanalitico ci è servito come generatore di ipotesi sul modo in cui la mente potrebbe funzionare … ma si è rilevato molto poco adatto per testare le ipotesi che esso stesso genera … Il chiaro vantaggio delle descrizioni fisiche , su quelle psicologiche, è la loro tangibilità. La tangibilità genera la testabilità”.

 

All’opposto rispetto a queste posizioni, c’è André Green, che già nel ’79 polemizzava con l’utilizzo dei metodi osservativi all’interno della ricerca psicoanalitica. Polemica che è andata rafforzandosi e che ha dato occasione ad interessantissimi confronti con altri psicoanalisti.

Il suo pensiero al riguardo credo si possa sintetizzare in queste poche citazioni :

 

“Non una sola importante scoperta per la psicoanalisi è emersa dalla ricerca

… L’ideale della psicoanalisi è di far parte della scienza, ma la specificità della tecnica e del modo di pensare non sono compatibili con i normali requisiti dell’evidenza scientifica” (A. Green, 1996). Per Green il rischio è che si perda con tali contaminazioni “lo spirito della psicoanalisi”.

 

Per concludere questa schematica panoramica di posizioni, mi sembra utile riportare una citazione di Peter Fonagy che -tra le due polarità descritte- si pone certamente in una posizione intermedia, che mi sembra essere molto realistica, né velleitaria né ideologica.

 

“Se per conoscere la mente di un singolo individuo la cornice esclusivamente psicoanalitica rimane particolarmente utile, un modello psicoanalitico generale della mente, per essere credibile, dovrebbe allinearsi con le approfondite conoscenze sulla mente ottenute da molte altre discipline”.

“La ricerca interdisciplinare non può testare la teoria psicoanalitica, essa non può dimostrare che quelle particolari idee psicoanalitiche sono vere o false. Quello che essa può fare è studiare con cura i meccanismi mentali che sono all’opera nel generare i fenomeni che gli scritti psicoanalitici descrivono. (P. Fonagy, 2003)

 

Come vedete il dibattito fa emergere posizioni quanto mai differenziate, e ci troviamo qui stamani per dare il nostro contributo in tal senso.

 

 

 

Bibliografia

 

Fonagy P. (2003). Genetics, Developmental Psychopathology, and Psychoanalytic

theory: The case for ending our (not so) splendid isolation. Psychoanalytic Inquiry, 23. 2.

 

Freud S. (1915-1917). Introduzione alla psicoanalisi. O.S.F., 8.

 

Green A. (1996). What kind of research for psychoanalysis? International

Psychoanalysis. The Newsletter of the I.P.A., 5,1.

 

Kandel E. (1999). Biology and the Future of Psychoanalysis: A New Intellectual

Framework for psychiatry Revisided. Am. J. Psychiatry, 156.

 

Solms M., Turnbull O. (2002). Il cervello e il mondo interno. Introduzione alle

neuroscienze dell’esperienza soggettiva. Milano, Cortina, 2004.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.