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Losso R. (2003). L’intrapsichico, l’interpsichico e il transpsichico nella psicoanalisi della coppia

Testo della relazione di R.Losso al Centro Psicoanalitico di Firenze (30 gennaio 2003) che pubblichiamo per gentile concessione dell’Autore

Nel suo testo Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921c), Freud afferma: “Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto, in quest’accezione più ampia, ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è allo stesso tempo, fin dall’inizio, psicologia sociale”.
La coppia è una situazione esemplare in cui si ha la presenza reale, concreta dell’altro come modello, oggetto, soccorritore, nemico. Alcune di queste cose o tutte insieme.

Nel 1912 Freud si riferiva alla “prematura e in qualche momento inevitabile ostilità dei parenti al trattamento psicoanalitico dei suoi (di qualcuno dei loro)”, sconsiglia di tentare di convincerli facendo loro leggere dei testi psicoanalitici e aggiunge: “per quello che si riferisce al trattamento dei parenti confesso la mia più totale perplessità e mi fido pochissimo del suo trattamento individuale”.
Alcuni anni dopo (191617) Freud torna a confessare la sua impotenza di fronte alla “intrusione dei congiunti” che nell’analisi del paziente individuale “costituisce appunto un pericolo, un pericolo di quelli a cui non si sa come far fronte”. “I parenti più prossimi del malato talvolta rivelano scarso interesse al fatto che il loro congiunto guarisca, piuttosto che resti com’è. Dove, come tanto spesso avviene, la nevrosi è connessa con conflitti fra membri della famiglia, il parente sano non esita a lungo nella scelta tra il suo interesse e quello di far guarire l’ammalato”. A questo punto Freud aggiunge “In effetti avevamo intrapreso qualcosa che (data la situazione) era inattuabile”. Apriva dunque la possibilità che si creassero altre condizioni tecniche in grado di trattare queste situazioni “a cui non si sa come far fronte”

Ad ogni modo è stato Freud il primo psicoanalista che si è interessato della famiglia e della coppia. Già nel 1898 rifer” di una consultazione di una coppia e mise in relazione i sintomi di uno dei suoi membri (nevrastenia) con un comportamento della coppia stessa: “non può che proporsi altro scopo che quello di ricondurre… al normale commercio sessuale”. E’ stata forse questa la prima psicoterapia di coppia? Sembra inoltre che Freud, almeno in un caso, abbia effettuato un’analisi di coppia: quella di James Strachey e di sua moglie Alex.

In ogni modo, pare che la prima comunicazione di una terapia di coppia sia stata fatta da Oberndorf (di New York) nel 1931, il quale più tardi, nel 1938, pubblicò il processo analitico di sei coppie. Anche Moreno (1966), creatore dello psicodramma, lavorò con coppie: nei suoi libri pubblicò vari protocolli di trattamenti psicodrammatici di coppia, tra i quali il più completo è il caso Frank e Anna, realizzato nel 1939. Inoltre formulò il concetto di coinconscio per riferirsi ai contenuti incoscienti condivisi da entrambi i membri della coppia, nozione che non sviluppò maggiormente, malgrado la sua grande potenziale ricchezza. Si anticiparono così ulteriori formulazioni come ad esempio le fantasie condivise, l’interfantasmatizzazione, l’inconscio di coppia, etc.
In Argentina apparve nel 1956 un articolo di Liberman su Identificazione proiettiva e conflitto matrimoniale. Ma fu Dicks (1967), della Travistock Clinic, con il famoso libro Marital Tensions, che per primo iniziò uno studio psicoanalitico esaustivo del conflitto matrimoniale, basato principalmente sulle idee di Fairbairn e Klein. Anche Michael e Enid Balint crearono nella Travistock il Family DiscussBureau, un contesto di orientamento e counseling familiare.
Il concetto di collusione fu formulato da Laing (1961) per riferirsi ad un gioco incoscio di proiezioni, nel quale si produce un rinforzo reciproco di fantasie condivise. Willi (1978) lo riprende con uno studio delle dinamiche di coppia in diversi tipi di collusione. Anche Lemaire in Francia (1971, 1979) diede importanti contributi teorici e clinici al tema psicoanalitico della coppia.

Nella vita dell’individuo esistono molti tipi di coppie, a cominciare da quella madrefiglio, Questa prima coppia sarà inevitabilmente il modello ulteriore di tutte le altre. Qui ci riferiremo alla coppia eterosessuale, costituita da due persone adulte che convivono in modo più o meno permanente, che condividono (o almeno pensano di condividere) la maggior parte della propria vita, e hanno (o pensano di dover avere) rapporti sessuali tra di loro.
La coppia è un caso particolare di un vincolo. Come già accenna Freud nel testo citato, ogni psicologia è sociale. Questa linea di pensiero fu sviluppata da Pichon Rivière (1979) chi formulò la sua teoria del vincolo. A partire dalla situazione di hilflosigkeit il bambino ha bisogni, che sono il fondamento motivazionale di quello che sarà un vincolo, costituendosi così il livello “arcaico” di ogni vincolo. In ogni struttura vincolare il soggetto e l’oggetto agiscono rialimentandosi mutuamente in una relazione dialettica. Nel corso di questo interagire la struttura vincolare viene internalizzata, acquistando una dimensione intrasoggettiva. Ciò che era interpsichico diventa intrapsichico, costituendosi il gruppo interno (Pichon Rivière), modificazione del concetto kleiniano di mondo interno. Il gruppo interno è, all’inizio, fondamentalmente, l’internalizzazione dei vincoli familiari (quello che Laing ;1971 ha chiamato la “famiglia”). Il modo in cui si integra questo gruppo interno condizionerà le caratteristiche dell’apprendimento della realtà, che sarà più o meno facilitato o distorto a seconda che il confronto tra l’intersoggettivo e l’intrasoggettivo sia dialettico o dilemmatico.

Eiguer (2003) parla di tre livelli nel vincolo: un livello arcaico (o narcisistico), preverbale, quando non c’è ancora consapevolezza dell’esistenza dell’altro, un livello onirico, vincolato con il desiderio, le aspettative e i progetti, e un livello mitico, trasmissione del mito familiare, livello del transgenerazionale.
Tornando alla coppia, nel momento della scelta di partner, a livello narcisistico, si sceglie (Freud, 1914c) ciò che si è, ciò che si è stati, ciò che si vuole essere, la persona che è stata parte del proprio sè. Al livello “onirico” c’è già un riconoscimento dell’altro come differente, è il livello anaclitico/edipico: qui interviene il desiderio, desiderio che è uno spostamento della situazione edipica: voglio essere amata da e ricevere il pene di un uomo, rappresentante paterno; voglio essere amato da e penetrare una donna, rappresentante materna. Qui troviamo anche il livello anaclitico: cerco pure la madre nutritiva o il padre protettivo.
Allora, potremmo dire che la coppia si costituisce simultaneamente, a partire dalle parti più adulte e da quelle più arcaiche del funzionamento psicologico dell’individuo.

Ogni coppia si organizza ;e si mantiene; intorno ad elementi positivi: investimenti reciproci, un certo livello di reciproca ammirazione ;e di innamoramento;, comuni identificazioni, comunità di ideali e di credenze, modalità di funzionamento in cui i desideri possono realizzarsi di un modo più o meno soddisfacente, dove può esserci un grado accettabile di conferma e riaffermazione del proprio narcisismo, dove anche possa esprimersi in modo controllato un certo livello di aggressività. Ma anche si organizza e si mantiene su elementi negativi, su un insieme di rinunce, lasciando da parte certi contenuti psichici, mediante un patto denegativo (Kaës, 1989), vale a dire un accordo inconscio, secondo il quale certi aspetti del legame permangono rimossi, negati, rifiutati, o incistati (e scissi) nello spazio mentale di ambedue i soggetti. Questi contenuti psichici rimangono inconsci, per cui il patto denegativo è inconscio e crea inconscio. Vale a dire che ogni vincolo creerà inconscio.

Il patto denegativo compie da un lato una funzione organizzatrice del vincolo e dell’insieme, per cui è “obbligatorio” e, d’altra parte, ha una funzione difensiva. Secondo l’intensità e la qualità di questo aspetto difensivo ;oltre ad altri elementi; troveremo coppie più o meno “funzionali”, cioè con una vita assai soddisfacente, in grado di costituire famiglie “di coppia” (Meltzer e Harris, 1983), e coppie più “disfunzionali”, con gradi diversi di difficoltà nella vita di coppia e nello svolgere a livello familiare, un’adeguata funzione genitoriale.

Ogni individuo porta nella coppia desideri, aspettative, fantasie, ideali propri e dei genitori (e anche di generazioni precedenti), consci e inconsci, che nelle diverse situazioni si intrecciano, si integrano o si oppongono a quelli del partner. In altre parole ogni individuo porta alla coppia le sue proprie situazioni drammatiche intrapsichiche, di “famiglia” (Laing), o del suo gruppo interno (Pichon Rivière), che si intricheranno intimamente con il gruppo interno o famiglia interna dell’altro, per costituire così una nuova costellazione gruppale: il gruppo interno della coppia o dramma inconscio della coppia (Losso e Packciarz Losso, 1987, 1988). Si crea un sistema interazionale, dove le azioni di uno producono effetti nell’altro e viceversa, sistema che oltre a costruire una storia propria, va via via acquisendo le sue leggi (o regole), per la maggior parte inconsce, come parte dei patti denegativi che si stabiliscono.
I personaggi delle fantasie inconsce di entrambi i membri giocano tra loro e creano nuovi drammi, scene inedite, risultanti dal combinarsi e dall’interagire dei rispettivi gruppi interni, dei rispettivi drammi interni, delle rispettive “famiglie” interne. E’ come un collage formato da personaggi, scene diverse, relazioni di entrambi i soggetti; collage in gestazione permanente, in cui gli individui metaforicamente parlando; mettono o tolgono fotografie, figure o parti di queste, ne cambiano i caratteri, i nomi, mettono il nome di una fotografia ad un’altra, etc. E’ dunque un collage che deriva dalle scene intrapsichiche di entrambi i membri della coppia.

E’, pertanto, un meccansmo transferale (inconscio, come tutti i transfert), nel senso del transfert “laterale”. Ogni individuo trasferisce i propri modelli di relazioni intrapsichici (che Freud ha designato come clichès) nell’attuale relazione di coppia. L’attivazione delle fantasie intrapsichiche porta ad attribuire all’altro caratteristiche di personaggi della “famiglia”, ossia del suo gruppo interno.

Ma quello che viene trasferito è anche tutto un modo di essere in relazione, una particolare interazione, cioè un vincolo, il quale riguarda sia le relazioni con i personaggi del dramma edipico (aspetti diversi di papà, mamma o spostamenti su altri personaggi: fratelli, zii, insegnanti, etc.), in cui c’è un terzo presente, ma anche aspetti della iniziale relazione duale con l’oggetto primario, e altri dello stesso individuo, cioè con aspetti narcisistici.
Freud ha descritto uno dei modi in cui si esprime questo meccanismo transferale nella coppia, analizzando il fenomeno dell’innamoramento, dove l’individuo proietta nell’altro aspetti del proprio ideale dell’Io: l’altro è la “grande meraviglia”, di conseguenza il soggetto, in modo complementare, “non è niente” o “poca cosa”. L’innamoramento dovrebbe lasciare il passo all’amore oggettuale, ma la persistenza di un certo grado di innamoramento favorisce il consolidamento della relazione, la proiezione dell’ideale dell’Io nell’altro consente un aumento dell’autostima, una riaffermazione narcisista: l’altro, che è il mio ideale, mi ama. In questo caso il legame narcisista e quello oggettuale si fondono (Eiguer, 1983).
Con l’esempio dell’innamoramento Freud mostra questo meccanismo di interazione: se uno gioca la sua parte, l’altro deve sostenere la parte complementare. L’inverso si ha nel caso di coppie in cui uno dei membri deposita nell’altro i propri aspetti rifiutati e degradati: disprezzerà il suo partner riservando per sè la parte ipervalorizzata ed idealizzata.

La coppia e i fenomeni di trasmissione
Riferendoci a Ka’;s (1993), possiamo parlare di tre tipi di trasmissione: intrapsichica, intersoggettiva e transpsichica. Nella trasmissione intrapsichica, ampiamente studiata da Freud, si trasmettono contenuti psichici, che potranno passare dalla caratteristica di essere inconsci a quella di preconsci o consci, oppure ; se ci situiamo nella seconda topica ; da un’istanza psichica ad un’altra. In questo tipo di trasmissione ha fondamentale importanza la funzione del preconscio (Ka’;s), 1993 come sistema in cui alcuni dei contenuti inconsci subiscono dei processi di trasformazione per ritornare alla coscienza. “Sistema legato alla capacità associativa ed interpretativa della psiche e di connessione della pulsione, del significato e del legame”.

Nel lavoro con le coppie troviamo che questa trasmissione è bloccata in certe situazioni, in torno a determinati argomenti; c’è una non consapevolezza di determinati contenuti, alcuni negati consciamente, altri che sono stati rimossi, o addirittura scissi, come conseguenza dello stabilimento del patto denegativo.
Riguardo alla trasmissione interpsichica (o intersoggettiva), questa ha origine nel gruppo familiare. Quello che viene trasmesso durante la formazione della psiche del bambino è costituito dagli investimenti narcisistici, dalle esperienze di separazione, dai legami intersoggettivi, che generano uno spazio psichico tra i soggetti, e dalle identificazioni che daranno luogo alla formazione dell’Io e del Superio. In questo tipo di trasmissione c’è una dimensione storica dell’apparato psichico familiare (Ka’;s, 1993, Ruffiot, 1981), definito come una formazione intermedia, di articolazione, circolazione e trasformazione dei contenuti psichici, tra il livello gruppale familiare e quello dei gruppi interni di ognuno dei membri della famiglia (Pichon Rivière, 1971). Presuppone l’esistenza di uno spazio (transizionale) tra di loro.

La trasmissione intergenerazionale rappresenta un aspetto particolare della trasmissione intersoggettiva: è costituita da vissuti psichici elaborati che organizzano una storia familiare, e sono incorporati nella psiche della nuova generazione. Sono parte della trasmissione trofica (vedi infra).
Nella coppia la possibilità di una trasmissione interpsichica implica il funzionamento adeguato del preconscio e il riconoscimento dell’altro come differente, con i suoi bisogni particolari. Qui si esprimono i desideri (sessuali o no) le aspettative, i progetti, le prospettive della coppia. Implica la presenza tra i partner di uno spazio transizionale, di gioco, di creatività. Implica il funzionamento dell’apparato psichico familiare. Questo spazio in molti dei casi di coppie “disfunzionali” manca, oppure è più o meno “fallito”.

Invece, la trasmissione transpsichica è costituita da ciò che proviene dalla psiche di un altro ;o di altri; esterni a ognuno dei soggetti membri della coppia (genitori, nonni, bisnonni, personaggi significativi della mitologia familiare) che “attraversano” la psiche dei soggetti e nei quali manca lo spazio transizionale che permetta la trasformazione dei contenuti ricevuti in elementi propri. Ciò che è trasmesso non si trasforma. La trasmissione non avviene tra i soggetti ;come in quella intersoggetiva; ma attraverso di loro. Qui siamo nel campo del narcisismo. Ambedue i tipi di trasmissione coesistono negli stessi soggetti attraverso canali differenti.
I contenuti trasmessi per la via transpsichica, sono trattenuti “grezzi”, senza possibilità di essere elaborati. Quello trasmesso è vissuto a volte come “devitalizzante” o come presenza di qualcosa di strano, un elemento che aliena e disturba. E’ una trasmissione “brutale”, nel senso che si trasmettono esperienze traumatiche che non poterono essere elaborate dalle generazioni precedenti, o mandati narcisisti, il che implica una sorta di violenza transgenerazionale.
C’è un’assenza “brutale” di parole oppure parole “brute”, il che implica la sua non elaborabilità. I genitori hanno subito l’imperativo di trasmettere quello che non possono elaborare, per imposizione del loro proprio narcisismo, come una necessità difensiva per mantenere la loro propria vita psichica. Questo meccanismo corrisponde a quello che Laing (1961) ha chiamato “difese transpersonali”: in cui i soggetti “tentano di regolare il mondo interno degli altri, agendo sull’esperienza degli altri, per poter conservare il proprio equilibrio psichico”.

Questi contenuti sono presenti in ogni soggetto, ma quando occupano uno spazio importante nello psichismo di uno o ambedue i membri della coppia, questo implicherà una difficoltà grande nella possibilità di comprensione. Questi contenuti trasmessi “in bruto” si esprimono attraverso sintomi, e particolarmente agiti, che comprendono tra altre, le difese transpersonali, e contribuiscono significativamente allo sviluppo delle collusioni di coppia. Qui siamo predominantemente nel campo del narcisismo.
I mandati transgenerazionali potranno essere così forti che possano impedire i soggetti di riconoscere l’altro e pertanto lo si esige di compiere richieste impossibili, richieste che sono in realtà le esigenze dei personaggi mitici. Sono contenuti trasmessi senza essere modificati, che rimangono scissi, incorporati, incistati, ma che non possono essere introiettati. Framo (1965) li ha chiamati residui fossili, alludendo alla loro conservazione quasi immodificata nel tempo. Abraham e Torok (1978) li hanno definiti fantasmi (fantò4;mes), (che abitano in cripte).

La trasmisssione transpsichica può darsi anche tra i membri della coppia, attraverso l’impiego delle citate difese transpersonali: uno dei membri modifica l’esperienza dell’altro per poter così; conservare il proprio equilibrio psichico. Racamier ha descritto questo processo come ingranamento: “… una forma di organizzazione psichica particolare, dotata di una prospettiva interattiva [che] si instaura tra almeno due persone, per le quali ogni cosa provata, fantasticata, pensata, desiderata, voluta da una di esse, trova immediata risonanza nell’altra… una fantasia propria di una delle due persone che si esprime direttamente nell’agire dell’altra. Ciò che l’uno immagina (senza dirlo, e forse senza avere nemmeno dentro di sè lo spazio per immaginarlo veramente) sarà direttamente messo in atto dall’altro”.
Per la via intergenerazionale (e pertanto interpsichica), c’è una trasmissione del positivo: la continuità narcisistica, gli ideali, i valori, le identificazioni, le modalità difensive, i miti trofici. Questa è una trasmissione strutturante, che implica il supporto del gruppo familiare plurigenerazionale. E’ una trasmissione che ho definito trofica (Losso, 2000), in cui c’è un lavoro psichico dell’Io del singolo soggetto, che ritrova e rigenera gli elementi della sua storia che gli sono stati trasmessi.
Ma viene trasmesso anche il negativo, ciò che non può essere contenuto o elaborato, quanto è considerato vergognoso, trasgressivo, rifiutato, i lutti che non hanno potuto essere elaborati, contenuti che sono trasmessi per la via transpsichica.

Distingueremo allora una trasmissione-ripetizione (qui proponiamo di ampliare il concetto freudiano di coazione a ripetere, che in questi casi diventa una ripetizione transgenerazionale Losso, 1990), traumatica, patogena e che viene trasmessa immutata da una generazione all’altra, e una ripetizione trofica (Losso), in cui c’è la possibilità di elaborare le fantasie secondarie, il che permette si sviluppino, da una generazione all’altra, le successive e necessarie trasformazioni.
La trasmissione trofica è fondamentale nella costituzione dell’identità. I messaggi simbolici delle origini offrono al soggetto il supporto del gruppo familiare plurigenerazionale, che ha un ruolo decisivo nella costituzione dell’identità familiare. La coscienza dell’appartenenza alla stirpe è parte importante dell’identità.
I messaggi delle origini implicano la trasmissione di mandati e deleghe alle altre generazioni. Quando predomina la trasmissione di aspetti positivi, via trasmissione interpsichica, i diversi messaggi delle origini si sommano, si integrano reciprocamente. E’ l’incontro ;arricchente; di due culture. Con materiali di origini differenti, i membri della coppia creano nuovi prodotti, inediti, che sintetizzano aspetti di ambedue e ne aggiungono altri nuovi, come in un collage. Si può costituire allora una coppia che potrebbe chiamarsi ; parafrasando Winnicott ; sufficientemente buona.

Quando invece predomina la trasmissione di aspetti negativi, ci sono deleghe abusive inconsce e i soggetti rimangono legati a lealtà invisibili (BoszormenyiNagy e Spark, 1973), come richieste inconsce degli antenati, delle quali tendono ad occuparsi più che dei loro propri desideri. Si esercita così un potere di disinvestimento della vita quotidiana: Nel Grande libro dei meriti il bilancio è sempre passivo: si “devono pagare i debiti in sospeso” con le generazioni precedenti. I soggetti devono eseguire una missione ;in accordo col mito familiare; indipendentemente dal loro desiderio.
La trasmissione di questi contenuti fa si che gli accordi inconsci acquistino caratteristiche più rigidamente difensive; così si stabiliscono le collusioni (Laing, 1961). Colludere deriva da ludere (giocare), ma anche da illudere (ingannare). Da qui illusione e delusione (delirio in inglese). La collusione è un’illusione condivisa, un inganno condiviso.
Affinchè la coppia (e la collusione) si mantenga, non basta che io proietti e trasferisca sul mio partner un determinato personaggio ed un determinato modo di legarmi a lui, ho bisogno che l’altro, in qualche modo, assuma il ruolo che gli attribuisco, e lo giochi così come ne ho bisogno, ossia che si immedesimi nel personaggio che io desidero. In un certo senso, devo indurre l’altro ad assumere quel ruolo (mettendo in gioco le difese transpersonali) e l’altro debe indurre me. Pertanto entrambi debbono giocare il ruolo che l’altro gli attribuisce e nello stesso tempo il ruolo desiderato da ognuno. Quando si arriva ad una sintesi di entrambe le tematiche, una “soluzione di compromesso”, si rappresenta allora una “commedia originale” nuova, inedita, creazione della coppia: questa costituisce il dramma collusivo della coppia (Losso e Packciarz, 1987).

La collusione è dunque la risultante di due scene intrapsichiche che si potenziano mutuamente, costituendo una nuova scena, con modi “attualizzati” di rappresentarsi. Si rappresenta una commedia nel campo intersoggettivo, anche se in realtà il tema appartiene ai rispettivi campi intrasoggettivi.
Chiamiamo scene chiave le scene centrali che esprimono la collusione. Sono anche dette scene patogene, nel senso che sono ripetitive ed incrementano il malessere, l’insoddisfazione, i malintesi e il risentimento attraverso un costante rinforzo positivo. Esse contribuiscono così a riprodurre in modo stereotipato i meccanismi collusivi.
In questi casi si costituisce una qualità di patto denegativo dove è predominante l’uso di difese primitive massicce (come identificazione proiettiva, scissione, diniego, idealizzazione massiccia, etc.); entrano in gioco le difese transpersonali.
Hanno quindi inizio i rimproveri interminabili (rimproveri vendicativi), in realtà diretti all’oggetto primario. D’altra parte questo implica anche un gioco di lealtà verso gli stessi oggetti primari. “Non c’è niente di meglio della mia famiglia” (di origine). In questo gioco sadomasochista distruttivo, l’altro deve essere mantenuto al servizio delle difese transpersonali, per poter così essere attaccato e divenire oggetto di rimproveri, vendette, etc. Non lo si può perdere. Sono i casi delle coppie che “insieme si ammazzano, separati muoiono” (Caillot e Decherf, 1989).

Il patto denegativo ;come già detto; è l’organizzatore del vincolo e contribuisce a far perdurare la coppia nel tempo, ma quando gli aspetti difensivi predominano, soprattutto le difese più “drastiche” (diniego, reiezione) rispetto alla semplice rimozione, esso acquista caratteristiche tali che portano ad un grave impoverimento del vincolo. In molte coppie è possibile osservare come la rivelazione o la disgregazione di queste alleanze porti sempre con sè effetti violenti per ciascuno dei soggetti, poichè sentono in qualche modo minacciata la loro integrità psichica. Proprio per questa sensazione il vincolo può acquisire un carattere marcatamente violento.
Nelle coppie che chiedono una consulenza per sintomi correlati a patologie “gravi” in uno dei membri o in uno o più figli, presentano la persistenza di un funzionamento narcisistico, con predominanza di meccanismi di trasmissione transpsichica e un deficit della trasmissione interpsichica, il quale non permette che gli spazi psichici si differenzino adeguatamente e che ci sia il riconoscimento delle differenze generazionali e sessuali. In altre parole, c’è un fallimento del funzionamento del preconscio,una sorta di “appiattimento” del preconscio.

La possibilità dell’intersoggettività ha bisogno della presenza del preconscio, e viceversa, la formazione del preconscio ha bisogno dell’intersoggettività. In una coppia funzionale, c’è un’attività trasformatrice del preconscio in contatto con l’attività psichica preconscia dell’altro, Ognuno può aiutare l’altro a sviluppare un lavoro di legatura e di trasformazione che per lui può essere temporaneamente inaccessibile. E’ la funzione metapreconscia dell’altro (Ka’;s, 1993). Nelle coppie, la possibilità di svolgere questa funzione in modo reciproco permette la crescita e lo sviluppo della relazione di coppia. Si potrebbe parlare qui di un aspetto curativo del vincolo di coppia. Invece, questa è la funzione mancante nelle coppie disfunzionali.
Nella terapia psicoanalitica della coppia è compito svelare ciò che è trasmesso per la via transpsichica, ciò che è scisso, che agisce a partire dalle generazioni precedenti, attraverso i miti, i fantasmi, i debiti simbolici con gli antenati. E’ necessario aiutare i soggetti a creare tra loro lo spazio (transizionale) che gli permetta il riconoscimento dell’altro come differente e pertanto lo stabilire una modalità di trasmissione interpsichica e costruire insieme al partner un processo di storicizzazione propria, dove si possa differenziare ciò che è stato trasmesso senza essere elaborato (trasmissione transpsichica), da ciò che è stato ricevuto e trasformato da ciascuno dei soggetti (trasmissione interpsichica).

Qui ha fondamentale importanza favorire lo sviluppo delle funzioni del preconscio, come dispositivo nel quale il transpsichico può subire dei processi di trasformazione.
La trasmissione transpsichica “impone” contenuti dei miti familiari, con caratteristiche particolarmente alienanti e rigide. Il processo di disalienazione è anche reso possibile dal lavoro sui miti, con la loro trasformazione da miti rigidi in altri più plastici, più adatti alla situazione attuale e ai bisogni dei soggetti, includendo le differenze tra i membri della coppia con la conseguente possibilità della “vera” esogamia e la dimensione temporale.
Pensiamo che l’approccio alle tre modalità di trasmissione, includendo quella narcisistica transgenerazionale permetta una migliore comprensione dei problemi della coppia, soprattutto delle situazioni di coppia più gravi relazionate con problematiche “narcisistiche”. La sofferenza dei soggetti della coppia è in relazione non soltanto con la storia personale di ciascuno e con la storia della coppia, ma anche concontenuti riconducibili alle generazioni precedenti, rimasti attivi come espressione di un narcisismo transgenerazionale.

E’ allora la funzione metapreconscia quella che deve essere presente e disponibile nell’èquipe terapeutica. Nel campo, i membri dell’èquipe terapeutica “prestano”, potremmo dire, ai membri della famiglia il proprio preconscio perchè questi possano far diventare pensabili i contenuti psichici che fino a quel momento li assillavano, e che erano agiti all’interno della coppia (compreso l’uso delle difese transpersonali). Detto in un’altro modo, uno degli scopi fondamentali della terapia psicoanalitica della coppia sarà riuscire a la possibilità di sviluppo del preconscio dei soggetti, oppure la loro funzione riflessiva o mentalizzazione (Fonagy, 2000). Il bisogno di mantenere “viva” e in azione questa funzione metapreconscia nel campo è una delle ragioni per l’impiego della coterapia nel trattamento di queste coppie. Attraverso la possibilità di sviluppare la trasmissione interpsichica, ciascuno può recuperare la propria individualità, cioè la propria solitudine (Winnicott, 1958), ma sarà adesso una solitudine condivisa.

La coppia BlancaRaul
Raul proveniva da una famiglia di ceto medio, costituita dal padre, impiegato statale di livello intermedio, dalla madre e da due sorelle. In quanto unico figlio maschio aveva occupato un posto particolare: lo avevano estromesso deliberatamente da tutti i problemi familiari. Erano le donne ad occuparsi dei problemi. Da parte sua aveva ricompensato queste cure sostenendo economicamente la famiglia: aveva presto dimostrato una particolare abilità nel commercio e, in pochi anni, era diventato colui che doveva finanziare i bisogni, gli investimenti e addirittura i sogni familiari. Quando conobbe la futura moglie Blanca, la famiglia di lei viveva l’ultimo periodo di splendore economico. Blanca e sua sorella avevano vissuto agiatamente, loro padre non aveva mai lavorato e amministrava il danaro del suocero: infatti la ricchezza della famiglia proveniva dal nonno materno, proprietario di una fortuna che permise agli eredi di vivere senza preoccupazioni economiche. Blanca, di quindici anni più giovane del marito, era una donna attraente, decisa a divertirsi ed a non fare troppe domande. Si stabil” tra loro un patto collusivo secondo il quale lui, elegante e bon vivant, si sarebbe fatto carico di tutto, e lei era “la bambola bella e divertente”.

Durante i primi anni di matrimonio tale accordo era stato rispettato. Insieme ai loro tre figli maschi (che al momento della consulenza avevano tra i 20 ed i 30 anni), avevano vissuto nella comodità, distribuendo il tempo libero tra vacanze sulla neve e case al mare. Per i conoscenti erano la famiglia ideale: belli, felici e senza preoccupazioni.
Circa quindici anni prima della nostra consulenza, apparirono alcune avvisaglie di instabilità economica che portarono ad un primo segnale di rottura della collusione, il che portò ad alcuni problemi coniugali. Ma nessuno cercò di approfondire la reale gravità della situazione economica; cominciò così ad insinurasi la crisi che si sarebbe scatenata anni dopo. Blanca iniziò un’attività nel campo della moda, e Il denaro così guadagnato permise loro di continuare a vivere come se nulla stesse cambiando.
Ma anni più tardi scoppiò la crisi. Raul ebbe un grave accidente cerebrovascolare e il recupero fu difficile e parziale: camminava e si esprimeva verbalmente con difficoltà. Ma non “scoppiarono” soltanto le sue arterie: a partire da quando lui fu costretto a smettere di occuparsi dei suoi “affari”, e come un castello che crolla, cominciarono ad arrivare alla famiglia reclami per debiti non pagati, atti giudiziari ed ogni sorta di prove che dimostravano la negligenza con cui egli aveva amministrato il capitale familiare.

Divenne evidente che per anni la famiglia aveva vissuto in una finzione, in una costosa festa che adesso si doveva pagare. I ruoli si invertirono e Blanca fu costretta non solo a sostenere economicamente la famiglia, ma anche a risolvere complesse situazioni patrimoniali. Anche lei vendette una casa, regalo del padre, a sua volta eredità del nonno materno. La collusione si ruppe e a questo punto ci fu la richiesta di terapia.
Blanca telefonò per una terapia per sè ed i figli. Quando le fu domandato perchè non aveva nominato anche il marito e se lui sapeva dell’iniziativa, rispose di no, che Raul comunque si sarebbe rifiutato di venire e che in ogni caso non avrebbe potuto parlare a causa la sua malattia. L’intervistatore telefonico avvert” che la presenza di Raul era necessaria, anzi indispensabile. In seguito Raul non solo venne, ma la sua presenza fu di grande importanza in tutto il processo terapeutico.
Nel primo colloquio Blanca, descrisse la sua disperazione di fronte al vissuti di “crollo” familiare: “Penso che l’unica interlocutrice valida sarò io… secondo mio marito questa è una faccenda da deboli…. quanto è avvenuto è stato come una “scossa”, è come se fossero esplose molte cose, anche le mie personali… ma adesso… quei silenzi… sono rimproveri… ho vissuto per la famiglia, e adesso… pensavo che tutto fosse perfetto… ma vivevo dentro una nuvola… adesso tutto va male… (piangeva) ma io mi salverò”.

La coppia ci “presentò” il mito della famiglia unita, “perfetta” (o mito del Paradiso), con dei modelli di vincoli idealizzati che avevano sostenuto l’illusione onnipotente di un maritopadre eletto a “salvatore”, ma che, quando la malattia somatica aveva avuto il sopravvento, si era dimostrato portatore di segreti nascosti e conservati a lungo nel legame coniugale.
La trasmissione transpsichica si “rivelò” attraverso i sintomi di Raul, l’afasia e l’emiparesi della fase acuta della malattia. Come espressione di una patologia familiare silenziosa, avevano occupato il luogo mancante della parola. Infatti, poterono dire: “Non parliamo… non lo abbiamo mai fatto…”.
La coppia si era formata sull’accordo inconscio collusivo della principessa e l’eroe: la giovane meravigliosa (si autodefiniva “Barbie”) e colui che sempre e incondizionatamente provvede ai bisogni di lei. Ricordiamo che Raul aveva occupato nella sua famiglia d’origine il luogo del “principe”, a riparo dai dolori della vita. Il matrimonio offriva e garantiva l’illusione del Paradiso a tutta la sua famiglia, ma dopo l’accidente cerebrovascolare tutti precipitarono nella realtà. In questo senso Raul aveva rotto l’accordo iniziale: “era uscito dal ruolo”, col conseguente odio e risentimento di Blanca, che diceva: “Sono su una nave che affonda… provo molta rabbia… voglio vivere in pace, ma mi sento come sottouna valanga… la mia ex nuora ; si riferiva alla fidanzata di Antonio, il figlio maggiore ; dice che noi ‘;abbiamo costruito un teatro’. Io credo piuttosto che sia un circo…”.

La famiglia aveva tentato di sostituire il posto del padre, che aveva fallito, affidando il suo ruolo al figlio maggiore: avevano aperto un negozio gestito direttamente da loro, dove il ragazzo avrebbe dovuto assumere il ruolo di “capo” e ricreare così la figura del “Padre ideale e onnipotente”, come sostenitore del Paradiso Perduto, anche a costo di debiti, gravi rischi economici, malattia…

I modelli vincolari delle famiglie d’origine erano riproposti nella famiglia formata da Blanca e Raul. Raul aveva mantenuto l’identificazione eroica familiare, che lo aveva designato al posto di “Sua maestà il bebè”, sposandosi con una “donna principessa”, che gli aveva permesso di negare il passaggio del tempo e la differenza tra le generazioni.
Il segreto (i debiti di cui la famiglia non era a conoscenza) permetteva di nascondere il senso trasgressivo del mito quale ideale eroico e tentativo di sostenere l’insostenibile. Ma i debiti continuarono e alcuni anni dopo ci fu la crisi somatica di Raul. L’episodio somatico irrompeva e denunciava, ma permetteva anche di aprire strade nuove.

Le identificazioni triviali non avevano permesso uno sviluppo genuino, rappresentando come una maschera (Blanca parlava di “un circo”), una caricatura per poter continuare a sostenere l’idealizzazione. La richiesta di continuare il mito era passata al figlio maggiore, Antonio, che in una seduta familiare disse: “Io non voglio più farmi carico dei problemi della casa… è lei (parlando della madre) che non sa cosa fare… voi avete grossi problemi di coppia”. Antonio, designato “erede inconscio” del mito familiare, presunto ricostruttore del Paradiso, contestava in questo modo tale ruolo e indicava, tramite il processo terapeutico, una possibile apertura. La famiglia aveva tentato di sostenere il mito, dopo l’accidente somatico del padre, assegnando ad Antonio la missione di ricrearlo attraverso il negozio familiare, utilizzando difese di scissione massiccia. La trasmissione transpsichica fa si che ciò che fu scisso non possa essere elaborato e trasformato, ma si manifesta nell’agire e attraverso il soma. C’è una trasmissione transgenerazionale di contenuti “bruti”, attraverso quello che rimane “taciuto” nel rapporto coi genitori, che appaiono nei loro effetti: la struttura dissociata dei segreti familiari. Ci era sembrato che la famiglia mostrasse anche un’apparente mancanza di sentimenti di dolore riguardo la grave malattia di Raul: la scissione riguardava anche gli affetti.

Questa coppia non aveva potuto affrontare il lutto per l’handicap di Raul, perchè questo avrebbe significato confrontarsi anche col mito familiare e la temute conseguenze di tale consapevolezza: la paura del crollo. Il funzionamento della famiglia era “operatorio”, pragmatico, con predominanza dell’azione. C’era il bisogno che scene del passato rimanessero lontane dalla simbolizzazione verbale.

Riguardo gli origini del benessere economico della famiglia di Blanca, sorsero alcuni indizi che permettono di ipotizzare che il nonno materno aveva consolidato la sua importante fortuna mediante risorse poco chiare. Sua figlia, la madre di Blanca, si unì ad un uomo che, come è stato detto, mai lavorò, ma mantenne con agiatezza la sua famiglia a spese della fortuna ereditata dalla moglie. Blanca, a sua volta,si fece carico della missione (mandato transgenerazionale) di rivendicare il mito della famiglia paradisiaca cercando un marito che ricreasse la figura del nonno potente, trovandolo in Raúl, chi costituiva una sorta di immagine caricaturale di tale personaggio. Nonostante, e parallelamente all’esibizione di un’economia di benessere, una sorta di debito segreto familiare transgenerazionale chiedeva essere saldato. Così, la madre di Blanca si era unita ad un uomo che si era dedicato a sprecare parte della fortuna del suocero.

E nella generazione seguente, la sorella di Blanca sposò un uomo che ebbe una causa giudiziaria per truffa, che anche arrivò3; alla reclusione temporaria in prigione. Raúl pareva rincarnare al nonno totopotente, come in una identificazione triviale, ma quel ruolo e la restaurazione del mito del paradiso solo potè essere mantenuta dalla collusione e il mantenimento di segreti apparentemente conservati da Raúl, ma in realtà condivisi dalla coppia (“segreti di Pulcinella”). La crisi somatica e la conseguente rottura della collusione, svelò “l’altra faccia” del personaggio di Raúl: anche lui si aggiunse come l’ultimo, a quelli che contribuirono a sciupare la fortuna della famiglia di Blanca, giacchè lei, tra altre cose, dovette vendere la casa che aveva ereditato.

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