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L’ascolto e l’ostacolo. Gabriela Gabbriellini

Testo della presentazione di Gabriela Gabbriellini* in occasione del convegno Fausto Petrella. L’ascolto e l’ostacolo. Psicoanalisi e musica (Pisa, sabato 11 gennaio 2020, Museo della Grafica) che pubblichiamo per gentile concessione dell’Autrice.

La presentazione di questo libro L’ascolto e l’ostacolo e la presenza del suo autore Fausto Petrella qua a Pisa è un momento molto significativo perché  richiama un percorso che proprio a Pisa, attraverso  le giornate dedicate a Psicoanalisi e Musica negli anni passati (settembre 2007, gennaio 2009, maggio 2012, giugno 2015) – dove la psicoanalisi interrogava e si lasciava interrogare dalla musica – ha preso le mosse e si è andato sviluppando. In quelle giornate pisane è stata preziosa la presenza di Fausto Petrella, così come quella di Pietro Bria e Antonio Di Benedetto, accomunati dalla passione, anche psicoanalitica, per la dimensione artistica in particolare musicale. Petrella, Bria e Di Benedetto oltre che dialogare tra dialogare tra loro, confrontandosi e scambiandosi  pensieri  sulla natura dei fenomeni sonoro/musicali all’interno di elaborazioni concettuali ed emotive dell’esperienza clinica, hanno dialogato in quelle giornate  con musicisti, compositori ed esecutori, sia di formazione classica (Sciarrino, Proietti, Ipata) sia jazzistica (Tonolo, Benedettini…) 

L’ Incontro tra psicoanalisti e musicisti, nel confronto tra punti di vista diversi, ha aiutato a pensare  sulla modalità estetica con cui opera la mente dell’analista nel processo continuo di trasformazione simbolica di elementi asimbolici. Di quelle esperienze pisane sono rimaste nel nostro gruppo tracce, presenti come fondo generativo di pensieri sul rapporto tra psicoanalisi e musica, che continua ad essere oggetto privilegiato delle nostre riflessioni attuali. Il lavoro di ricerca in questo ambito continua …

 Desidero ricordare Antonio Di Benedetto che ci ha lasciato la sua musica nelle forme in cui ha trasmesso il suo pensiero; un pensiero che non si è disperso con la fine della sua vita, ma é rimasto una fonte cui continuiamo ad attingere, un punto di riferimento risuonante nelle nostre menti. I temi e le problematiche affrontate nelle giornate pisane furono quelli dell’ascolto, dell’interpretazione, dell’improvvisazione,strumenti del lavoro analitico ed elementi costitutivi dell’attività musicale

Si parlò dell’ascolto,  di un ascolto psicoanalitico musicalmente orientato che rimanda al concetto di reverie acustica (Di Benedetto) cioè alla possibilità di pre-figurare a livello sensoriale-uditivo stati psichici non ancora percepiti: un atteggiamento recettivo che sposta il focus dell’attenzione da un registro visivo ad un registro uditivo centrato sulla colonna sonora delle verbalizzazioni – prosodia, timbro, tono del discorso-. L’’attenzione fu portata sulla risonanza emotiva quale strumento conoscitivo degli aspetti emozionali del paziente che,rimasti confinati nell’area preverbale del non detto, si rivelano attraverso gli elementi musicali del ritmo, del suono o di una qualche melodia interna della frase, insomma attraverso ciò che la parola maschera o non riesce ad esprimere .

Nell’area della indicibilità la psicoanalisi trova affinità con il linguaggio musicale che cerca di dare forma al sentire ,inesprimibile attraverso il linguaggio verbale. “Dove le parole finiscono inizia la musica” scrive il poeta tedesco H.Heine e -potremmo aggiungere- fa risuonare le parti profonde della psiche. 

Udire e poi dire: dall’ascolto all’interpretazione.

Si discusse dell’interpretazione che si inscrive in un ignoto e si organizza attraverso qualcosa che fa scattare insieme elementi diversi- frammenti ,immagini suoni, parole -, che d’improvviso si legano con altri e prendono possesso, abitandola, della mente dell’analista. Ogni suono, ascoltato nella sospensione e nell’incompiutezza, ricco di potenzialità di senso e veicolo di immaginazione poetica, va a formare una trama di forme immaginative che sorregge il nascere dell’interpretazione. Momenti di ispirazione creativa che gli artisti -musicisti, pittori, scrittori – frequentano quasi senza accorgersene e che l’analista cerca mediante le modalità di pensiero onirico. L’interpretazione psicoanalitica e l’interpretazione musicale s’incontrano nel fenomeno della creazione ed entrambe ci permettono di cogliere quello che a prima vista non sta scritto nella narrazione del paziente e nello spartito del musicista : si tratta di inventare un testo che ancora non c’é.

Sulla scia di Petrella , che nell’approfondire il suo pensiero sulle dimensioni musicali dell’esperienza analitica, toccò il tema dell’improvvisazione , la giornata del 2015 scelse il tema dell’improvvisazione e per alcune di noi (Gabbriellini, Luperini, Tancredi) i pensieri scaturiti da questo incontro furono il punto di partenza per sviluppare una riflessione sui quei momenti frequenti nella pratica clinica psicoanalitica, in cui accade tra analista e paziente qualcosa di “imprevisto”,che sfugge alle teorizzazioni della tecnica, ma mostra di essere alla base di profonde trasformazioni nella relazione analitica

Questi temi (ascolto, interpretazione, improvvisazione) ritornano, trattati e discussi nella loro complessità, nel libro L’ascolto e l’ostacolo disseminato di pensieri fecondi, che ci mette in contatto con il personale rapporto che Fausto Petrella ha con l’esperienza musicale e con il modo di trasmetterla, aiutandoci, nella lettura, a soggiornare presso/dentro la musica ed a cogliere il suo riverbero nel lavoro analitico. Scrive Petrella nell’Introduzione “Il riferimento alle arti mi ha sempre accompagnato lungo la mia vita personale e professionale. Tuttavia rispetto alle arti figurative, alla letteratura e al teatro la musica ha occupato per me un posto privilegiato. Dipende dall’ambiente in cui sono cresciuto e soprattutto dall’influenza di mio padre che di musica era appassionato cultore. (…) in fatto di musica mi ritengo solo un dilettante da sempre appassionato, che una certa pratica strumentale giovanile e la lunga frequentazione e riflessione sulla musica ha reso in qualche modo competente.” Ed ancora: “…. durante le mie conferenze far ascoltare la musica mi ha permesso di movimentare o addirittura rompere il quadro concettuale del discorso psicoanalitico, mettendo in contatto l’ascoltatore con emozioni, intuizioni, frammenti di un discorso musicale atto a generare aperture e vissuti che nessuna trattazione scientifica o nessun testo clinico permettono di realizzare. Lo scopo è avvicinare agli aspetti musicali di cui è ricca l’espressività che si manifesta nel lavoro analitico :tra ascolto e silenzio compaiono le vibrazioni di una vocalità rivelatrice e necessaria alla costituzione del senso e allo sviluppo della relazione e del processo analitico”.

L’ascolto e l’ostacolo appare Ispirato a un grande amore per la musica e per la psicoanalisi : Pietro Bria, Alberto Schon, Francesco Torrigiani, che ringrazio per essere qui , lo illustreranno , ciascuno nel proprio modo di dialogare con questa opera e con il suo autore.

Gabriela Gabbriellini*

Psicoanalista Centro Psicoanalitico di Firenze, Società Psicoanalitica Italiana, International Psychoanalytic Association

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