“Carlina, innamorata di Nino, si infila il suo paltò”
(Fachinelli, 1970)
Rovesciamento e sovversione di pensiero come elementi di movimento
auspicati in questa proposta di Laboratori freudiani.
Un’uscita dalla rappresentazione, spesso stereotipata del pensiero freudiano
oppure intesa come l’assunzione passiva di un discorso su un supposto Freud
‘già noto’, questi laboratori si propongono di essere un invito alla possibilità
di un nuovo contatto con alcuni scritti, alla larga dal rischio di assunzione/
introiezione solo delle ‘frattaglie’ di un pensiero o di semplificazioni a cui
spesso viene ridotto. Momenti di lettura e di approfondimento per la messa in
discussione del pensiero comune riguardo a quello freudiano, in realtà
complesso e rimasto sempre in divenire, questi laboratori auspicano la
rimessa in moto di un originario-attuale per riappropriarsene in modo nuovo,
per la sua espansione, anche per creativi travisamenti se basati su una
conoscenza di base approfondita della specificità dei sui lavori, alla luce
dell’inesauribile che sta al fondo dello sguardo che i grandi pensatori riescono
a trasmettere, a lasciarci in dono. Un tentativo, come l’esperienza di analisi, di
continua rimessa al lavoro dell’ inattuale e della pluralità di stratificazioni di
un testo (e dello psichico a contatto con esso).
Sottosopra come pensiero necessario, disturbante, scapigliato che interroga
e rimette in moto – si spera- domande, interrogativi, nuovi dubbi, che
recupera qualcosa anche dell’orda selvaggio dei primi analisti che, se pur
nell’ingenuità degli inizi, privi di un adeguato percorso (dove, analiticamente,
anche l’ ‘adeguato’ andrebbe poi interrogato) ma non di passione e di
desiderio di scoperta, di studio, di approfondimento, di incontro con la
fantasia errante del pensiero congetturale, parteciparono alla costruzione di
questo nuovo ambito del sapere. Ingredienti, questi, imprescindibili di ogni
vero pensiero o sua messa in forma, anche scientifico, quando è davvero tale.
Questi Laboratori si propongono di tornare ad interrogare e a mettere a
frutto alcuni scritti freudiani particolarmente significativi, per cogliere
elementi e nessi con ‘l’altro testo’, il testo ombra, quello lasciato come
sottotesto da Freud stesso e forse anche il nostro potenziale a riguardo, quello
silenziosamente ‘scritto-mai scritto’, ma che da qualche parte può esserci a
contatto con questi lavori freudiani. Si tenterà dunque di recuperare qualcosa
degli inizi del pensiero psicoanalitico e anche dei nostri inizi, intesi come
potenzialità in giacenza, passaggio necessario questo ‘ritorno’ ad ogni
movimento verso il nuovo e l’ignoto, verso inedite aperture.Leggendo, rileggendo, ascoltandoci, sarà forse possibile l’incontro con
minuscoli elementi, con soprassalti, echi; forse avverranno scoperte dei non
detti del dialogo segreto che i lavori di Freud hanno spesso tessuto con altri
suoi scritti e ravvisabile talvolta negli scambi personali paralleli, nei
frammenti storici, nelle lotte interne con la comunità del tempo ma anche in
quella interna tra i primi allievi-analisti.
In piccolo, sarà forse possibile incontrare qualcosa delle intersezioni
riconosciute e negate con il pensiero dei grandi riferimenti di Freud in altri
ambiti a partire dai dettagli che, come analisti, sappiamo essere così preziosi.
Si proverà a mettere a lavoro l’intento profondo e inconscio del viaggio di
scoperta di un pensatore, di un uomo, di un avventuriero, come gli piaceva
definirsi, ma anche di un sognatore. Non rinunciare, con lui, come ha fatto
lui, ai residui della sua infanzia, tornare a sentire, in primis, come analisti,
ciò che ci ha condotto sul posto,
in quel punto in cui, nel bene e nel male, abbiamo ad un certo punto
incontrato una domanda di conoscenza su noi stessi, la nostra, quel nucleo
pulsante che affacciandosi ha fatto sì che ci incamminassimo verso
un’esperienza di analisi poi trasformato nel desiderio di divenire analisti, il
punto in cui abbiamo incrociato o intuito, ciascuno a modo suo, la forza che
risiede nell’ inafferrabilità di questo paradossale sapere.
Momento-accadimento in cui, di fronte alla minaccia dell’accecamento dato
dalle ‘certezze’, dalla presunta oggettività dei sensi, dal concreto o dal solo
pseudo-intelletto, abbiamo preferito il sapere dei sogni e al contempo la
lucidità dell’insonnia, il contatto con il ‘disturbo’ dato dal riconoscimento di
essere abitati dall’inconscio.
Il Ciclo di Laboratori freudiani prevede nel 2026 tre soli incontri, aperti a tutti e in
presenza, presso il Centro Psicoanalitico di Firenze.
Questi saranno tenuti da Cecilia Ieri, Chiara Matteini e Rosa Pia Lauro Grotto
(vedere locandina per date e scritti freudiani scelti)
PER ISCRIZIONI: iscrizionieventicpf@gmail.com
* Nome ispirato al volume di Napolitano, F. (2023), “La Scuola di Freud
sottosopra. Ciò che la storia della psicoanalisi dice alla psicoanalisi e
viceversa”, Quodlibet Studio
