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Maestro S. (2008). I bambini abusati.

Maestro S. (2008). I bambini abusati.

Relazioni Pericolose, in ricordo di Sandra Filippini

Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria Via S.Egidio 23/1 Firenze

sabato 13 dicembre 2008

Nell’affrontare il tema della violenza psicologica nelle relazioni di coppia Sandra nel primo capitolo del suo libro precisa che si soffermerà sui concetti di narcisismo e di perversione “perché -cito testualmente- è proprio dall’incrocio tra questi due concetti che mi pare si possa situare il punto di origine delle dinamiche in esame”, ovvero le relazioni di maltrattamento all’interno della coppia.

A me sembra che nella costruzione di questo ponte tra i concetti di narcisismo e di perversione, attraverso una disamina puntuale, sintetica ma efficace della loro storia all’interno del pensiero psicoanalitico, Sandra sviluppa anche in questo ambito la prospettiva relazionale ed intersoggettiva che tanto ha permeato e attraversato il suo lavoro teorico e clinico.

Sintetizzando all’estremo si potrebbe dire che la perversione relazionale rappresenta la tracimazione della personalità narcisistica e perversa dall’endo-psichico (come è statastoricamente concettualizzata all’interno della psicoanalisi) all’interpersonale, e in particolare, a quell’interpersonale che caratterizza il legame di coppia uomo/donna.

Gli effetti di questa tracimazione vengono “intra-visti” attraverso il lavoro con donne che portano all’interno dell’analisi il loro disagio e la loro sofferenza, dietro cui, grazie ad un geniale rovesciamento di prospettiva, la relazione patologica di coppia viene gradualmente messa a fuoco, assieme alle caratteristiche sempre più “scolpite” ed individuate del partner, perpetratore.

Non voglio qui soffermarmi sullo spessore teorico, sulla ricchezza di esempi, descrizioni cliniche e riferimenti alla letteratura di cui il libro è costellato, perché non è il mio compito e perché suppongo che altri lo abbiano fatto prima di me.

Vengo invece al mio compito che è quello di provare a descrivere la declinazione di queste tematiche nella relazione genitori-figli, di cui l’abuso ne diventa una inevitabile deriva. Nel pensare a come sviluppare questo tema, rimanendo agganciata al pensiero di Sandra, hobgiocato per un po’ nella mia mente con questi due termini “Relazioni perverse” o “perversione della relazione” cercando di chiarirmi se fossero completamente sovrapponibili o se invece si potesse cogliere una sfumatura di diversificazione, dentro cui incunearmi… Non ho risolto il conflitto ma sono arrivata alla conclusione che per il mio scopo, il termine “perversione della relazione” era più calzante.

Ho pensato che la perversione della relazione potrebbe rimandare al concetto di “negativo della relazione” in modo analogo all’aforisma di Freud secondo cui la nevrosi sarebbe il negativo della perversione, ripreso anche nel secondo capitolo libro, quando l’autrice illustra il passaggio dalla perversione sessuale a quella relazionale.

In questa ottica vi propongo allora l’idea che la perversione della relazione sia un tipo di legame che produce effetti che sono l’esatto contrario, il negativo appunto di quelli, per così dire attesi, nelle relazioni di crescita e di accudimento genitori/figli.

Quindi tipi di legami che invece che promuovere identità e separatezza producono simbiosi e frammentazione del sentimento di sé, che invece che promuovere autonomia ed individuazione producono dipendenza e confusione, che invece che promuovere la formazione di una pellicola di

pensiero protettiva per il Sé fragile ed emergente del bambino, lo espongono a forme di stimolazione eccitante e violenta che lo denudano e lo rendono incapace di ogni filtro, modulazione, trasformazione, contenimento delle spinte pulsionali. Legami infine in cui la direzione contenitore contenuto è totalmente sovvertita per cui il bambino diventa il contenitore preferenziali delle proiezioni, identificazioni proiettive, dei contenuti psichici indigeriti del genitore.

Ma non solo. Nello sviluppo dell’organizzazione psichica di bambini esposti a questo tipo di relazione c’è un‘ulteriore e grave minaccia per il loro equilibrio mentale, introdotta da Sandra, come una delle possibili declinazioni della perversione relazionale.

Angoscia è il titolo di un film che narra della storia di un marito che porta la sua giovane moglie nella casa di famiglia, dove anni prima ha assassinato la propria zia. Per continuare a cercare indisturbato i gioielli di quest’ultima cerca di sbarazzarsi della nuova moglie, provando di farla impazzire, in modo che essa non si fidi più delle sue percezioni..a tal scopo, tra l’altro altera la luce delle lampade a gas della casa.

Cito testualmente “Dal titolo inglese del film, Gaslight, è derivata un espressione gaslighting, che si può trovare nella letteratura anglosassone per indicare comportamenti messi in atto allo scopo di far si che la persona dubiti di se stessa e dei suoi giudizi di realtà, che cominci a sentirsi confusa o a temere di stare impazzendo.”

Ho trovato questo termine della perversione relazionale molto calzante a descrivere l’esperienza emotiva di una bambina di cui mi sono occupata, che si è trovata di fronte al diniego omertoso dei suoi genitori di fronte alla percezione soggettiva di ciò che le stava accadendo.

Rosaria ha quasi 7 anni quando arriva alla consultazione per una forma di anoressia precoce, completa e rapidamente ingravescente. Dopo uno svenimento viene ricoverata d’urgenza nella nostra struttura, dove comincia un percorso terapeutico organizzato secondo il nostro modello di

Nel corso del secondo colloquio familiare avvenuto in presenza anche del fratellino maggiore Iacopo, i due bambini cominciarono a descrivere delle attitudini educative da parte dei genitori caratterizzate da violenza fisica, con ricorso allo sculaccione, al ceffone, ai pizzicotti, allo scuotimento e strattonamento, all’uso, in alcune circostanze della cinghia. Entrambi i genitori confermarono il racconto dei bambini, esprimendo tuttavia un diverso giudizio su tali modalità educative: il padre appariva critico e consapevole dell’inadeguatezza del modello educativo; la madre tendeva invece a minimizzare e sostenere la legittimità di tali metodi…

I bambini riferivano inoltre scontri, litigi ed anche colluttazioni fisiche tra i genitori, anche questo confermato dal padre e minimizzato dalla madre. A seguito dell’ennesimo episodio svoltosi durante un pomeriggio in cui madre e bambina erano rientrate a casa, decidemmo di segnalare la cosa al Tribunale dei minori, informandone i genitori. Anche in questa circostanza, il padre si “schierò” dalla parte dell’equipe, mentre la madre trovava esagerata sia la percezione dei bambini, sia la nostra decisione.

Qualche tempo dopo, durante il lavoro svolto in classe, Rosaria descrisse una situazione di rapporto col padre, in cui durante la notte, il babbo le faceva le coccoline, dandole baci, carezze, nella guancia e in tutte le parti, perché “sembra che facciamo sesso”. Ad un ulteriore approfondimento emersero una serie di comportamenti ed attenzioni da parte del padre molto sessualizzati, che esponevano la bambina a sollecitazioni eccitanti e perturbanti, pur in assenza di penetrazione o altre manovre sessuali più esplicite.

Anche in questo caso la bambina si dovette scontrare col diniego da parte di entrambi i genitori (stavolta anche il padre negava e minimizzava) di quello che lei percepiva come “schifoso” (l’aggettivo che aveva cominciato ad usare in seduta per descrivere il padre).

L’abuso veniva perpetrato dai genitori in forme diverse. La madre scaricava sui figli la propria rabbia senza alcun filtro e modulazione, minacciandoli anche con storie terribili di diavoli e bestie di Satana, in cui i bambini venivano identificati con queste figure demoniache, in un crescendo di aggressività che spesso sfociava in violente risse familiari. Il padre usava Rosaria per i propri giochi erotizzati apparentemente inconsapevole degli effetti che questi comportamenti potevano avere su di lei. Entrambi sembravano assolutamente inconsapevoli del fatto che i bambini potessero avere un proprio punto di vista, una propria soggettività, dei propri pensieri e giudizi su quello che stava loro accadendo.

La storia è lunga, ma quello che mi colpì nei lunghi e drammatici mesi in cui Rosaria e la sua famiglia affrontarono il percorso per “ricongiungersi” con la “verità” furono la sua rabbia e la sua disperazione quando si scontrava con la manipolazione e la deformazione dei propri vissuti. La bambina entrò in uno stato paranoideo, viveva qualsiasi comunicazione come una aggressione, stato che noi mettemmo in relazione anche con l’attacco che entrambi i genitori, in forme diverse, perpetravano al suo giudizio di realtà; Rosaria intuiva che questo attacco minava alle radici il suo equilibrio interno e reagiva con violenza.

Infatti, come sottolinea giustamente Sandra, quando vi è perdita della “realtà condivisa”, il mondo che condividiamo con gli altri, la realtà si fa minacciosa e incomprensibile, i pensieri si fanno meno lucidi e si può smarrire benché transitoriamente la capacità di fare un sicuro esme di realtà.

Infine si può immaginare quanto l’impatto di questo aspetto della perversione relazionale può essere ancora più devastante in un bambino, nella fase in cui è chiamato a costruire il senso e il giudizio di realtà, a fidarsi delle proprie percezioni come orientamento del Sé nel delicato crinale tra sogno e immaginazione, fantasia e realtà, tra bugia, manipolazione e ricerca della verità.

Vorrei ora concludere il mio intervento con un riferimento pù personale. Qualche mese fa sono stata contattata da una paziente di Sandra, rimasta anche lei con la terapia in sospeso dopo la sua morte. Si tratta di una paziente che ha a sua volta subito delle forme di abuso da bambina e che è presumibilmente stata spettatrice di una relazione perversa tra i genitori. Ma su questo non posso pronunciarmi, siamo solo agli inizi. Voglio però dire che nel deserto del suo mondo interno, congelato, sfuggente, ogni tanto compare qualche riferimento alla dott.ssa Filippini, un suo commento, un suo suggerimento. Sono momenti in cui entra nel campo analitico una parte del Sé più fiduciosa, autoprotettiva, più attenta ai propri bisogni, più capace di riconoscere le proprie risorse Ed è lì che mi pare di intravedere il tocco delicato e profondo di Sandra… E mi fa piacere pensare ad un suo frammento che continua a vivere lì, accanto noi.

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