”L’arte ha la possibilità di trasformare il caotico e il casuale in qualche cosa di significativo e dotato di senso” (pag.210, Graziano De Giorgio , “Arte e psicoanalisi: il respiro della creatività)
Il desiderio di aprire il cuore è il fondamento di ogni opera d’arte, poiché l’atto creativo non è mai semplice espressione esterna, ma elaborazione interiore, trasformazione del vissuto psichico in forma simbolica. In questo senso, il libro di Luca Trabucco non si limita a raccontare: esso elabora, elabora l’invisibile, dà ulteriore voce alle opere di Munch. L’approccio con il quale si accosta all’artista non è puro esercizio intellettuale “patobiografico”. Il suo avvicinarsi all’arte è un modo per esprimere in modo vivo le condizioni umane che si “incontrano momento per momento nella stanza analitica” (p. 117) cercando di utilizzare il linguaggio dell’effettività. Un linguaggio che possa assumere una forma rappresentativa più che esplicativa, un linguaggio evocativo in grado di creare immagini metaforiche che giungano a quella verità emotiva, l’unico cibo che può davvero nutrire ed espandere la mente.
Fin dalla sua nascita la Psicoanalisi si è interrogata sul linguaggio dell’arte, sull’oggetto artistico e sui processi mentali attivati da tale esperienza. Dopo Freud, vari autori, attraverso vari vertici osservativi, hanno trattato della profonda relazione esistente tra Arte e Psicoanalisi. Per certi versi, come si intravede dalle parole dell’autore, ascolto dell’arte e ascolto del paziente possono convergere. L’arte parla del mondo interno, dell’inconscio e allo stesso tempo comunica all’inconscio. Il testo di Trabucco è il frutto di un’intensa curiosità e dedizione, tutt’ora in corso, che nasce 25 anni fa. L’autore ha a cuore un approccio transdisciplinare, evidente non solo nella struttura del testo e nei molteplici livelli di lettura che esso consente. Questa attitudine all’attraversamento di saperi e dei linguaggi si riflette nei contributi di studiosi, pensatori e artisti citati. Non si tratta di una semplice sommatoria di riferimenti, ma di un tessuto organico, in cui ogni voce esterna viene assimilata e rielaborata all’interno di un progetto che mira a esplorare l’esperienza umana nella sua complessità. L’approccio transdisciplinare, in fondo, è un atto psichico profondo: è la volontà di non dividere, di non compartimentalizzare l’umano, ma di coglierlo nella sua profonda spinta ad esistere e come essa si articola nel vivere. In questa prospettiva, l’autore si pone come un mediatore tra mondi – interno ed esterno, conscio e inconscio, ect, lasciando emergere un pensiero che non teme la contaminazione, ma anzi ne fa la propria forza generativa. Ad arricchire la visione espansa sono anche i contributi di Gianfranco Bruno e di Stian Grogaard, oltre che un capitolo scritto da Paulo Cesar Sandler. L’alternanza dei vari capitoli crea un dialogo interno all’opera, dando l’impressione al lettore di muoversi in uno spazio polifonico, dove il sapere non è mai verticale, ma circolare, orizzontale e, a volte, può creare anche uno stato di tensione. E proprio da questa tensione viva nasce la possibilità di uno sguardo più profondo, più autentico, capace di restituire all’esperienza, anche della lettura, la sua dimensione trasformativa.
L’arte come ci racconta Bruno non è mai distaccata dalla vita, ma può essere senso stesso della vita. Essa è il frutto visibile dell’interiorità invisibile che si muove, composta citando l’autore Trabucco, riprendendo Munch, “dalle memorie, dalle rappresentazioni, ma più profondamente dalle esperienze, presenti e passate e anche non ancora rappresentate” (p. 9). Ciò che viene rappresentato riguarda non solo l’artista, ma anche l’osservatore, e, proprio, in questa visione che l’arte ha una potente funzione elaborativa. Nella visione delle opere si viene a contatto “con i temi fondamentali della vita…Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” (p. 95). Alcune forme dell’esperienza sono difficilmente comunicabili attraverso il linguaggio verbale ma, invece, possono essere ben veicolate da espressioni artistiche che possono, in seguito, essere trasformate in discorso verbale. Lo stesso Calvino, nella suo testo Lezioni Americane sostiene proprio che l’unica cosa di cui era certo era proprio l’origine dei suoi racconti. Essi nascevano tutti da un’immagine visuale.
Concludendo la lettura del libro è altamente consigliata a chi voglia esplorare l’intreccio tra arte e psiche aprendosi con curiosità ai loro linguaggi.
