Il film di Emmanuel Courcol, L’orchestra stonata, presentato in anteprima nella sezione Cannes Première nel 2024, ha avuto un’ottima accoglienza dalla critica e dal pubblico.
Film piacevole nasconde, dietro un’apparente leggerezza tipica della commedia francese, una molteplicità di temi importanti ed emotivamente complessi.
Temi individuali e collettivi, fotografie di interni familiari e occupazioni di fabbriche che rischiano la chiusura, confronto con la malattia e la genetica, si intersecano nella narrazione.
I due protagonisti centrali sono affiancati da coprotagonisti che portano con sé significati non meno rilevanti. Le vicende individuali si intrecciano con quelle collettive in una sorta di danza che culmina con il finale corale del Bolero di Ravel.
La presenza della musica nel film è più di una colonna sonora, è una specie di controcanto alla narrazione, ci trasporta in mondi musicali diversi, quanto diversi sono i mondi dei protagonisti. Durante il film, questi mondi si trasformano e creano spazi comuni accompagnati , o forse preceduti, dalla musica seguendo la lezione di Schopenauer che dice “… la musica è un’arte così sublime e meravigliosa, di efficacia così grande sui sentimenti più intimi dell’uomo, così facile a comprendersi interamente e profondamente quasi lingua universale, oltrepassante in chiarezza la stessa evidenza del mondo intuitivo” (pag. 298)
Il film si apre con la scena di una prova dell’orchestra diretta dal maestro Thiabau, direttore di fama mondiale, durante la quale ha un malore e sviene. Sappiamo subito dopo che si tratta di una brutta leucemia e da qui parte la ricerca di un donatore di midollo. Le vicende del film portano al ritrovamento di un fratello, Jimmy, che Thiabau non sapeva di avere.
Le loro realtà e l’ambiente dove sono cresciuti sono molto diversi, a sottolineare la casualità della vita, ma pur nella profonda differenza, la musica è una cosa che li accomuna.
Il confronto fra di loro così diversi porterà a profondi cambiamenti di entrambi che troveranno un terreno comune nell’amore per la musica. Il film si chiude con l’orchestra di Thiabau e la banda di Jimmy echsuonano insieme.
Il segno che accomuna le due scene è la forza dello stare insieme, il raggiungimento di una comunanza che utilizza l’apporto del singolo per dare forza e spessore al gruppo.
Il tema centrale della storia è l’adozione e, in questo caso specifico, il segreto. L’adozione è un tema che coinvolge tutti noi, chi adotta e chi sceglie di non farlo, un tema che mette tutti a confronto con la mancanza e con il limite, la mancanza di fertilità e la non accettazione del limite che l’infertilità porta con sé, la possibilità che lo sconosciuto, lo straniero possa essere accolto, amato e integrato.
Come sostiene Antonino Ferro nella presentazione del bel libro di Claudia Artoni Schlesinger (2006) “la nostra vocazione di analisti [..] è la vocazione di ‘adottanti’ che prendono in cura pazienti per i quali non c’è stata una mente sufficientemente disponibile quando ce ne sarebbe stato bisogno, lì e allora non c’eravamo e le zolle psichiche non accolte da un care – giver depresso o indisponibile o assente possono essere ancora là che urgono per essere adottate, […] noi siamo adottanti potenziali degli aspetti della nostra mente in attesa di pensatore. […] Ci sono per fortuna sempre ‘stranieri’ in casa nostra che urgono per essere adottati e solo ciò ci garantisce un costante sviluppo della nostra psiche”
Ma torniamo a Thibau: subisce un primo trauma quando la malattia irrompe nella sua vita dorata, ordinata e di successo, ed è proprio per il suo bisogno di un trapianto di midollo che vive il secondo trauma quando scopre il “segreto” in cui vive da sempre: è stato adottato.
Dice Thibau “le bugie possono uccidere, non ci avete pensato, branco di pazzi” svelandoci come si sente quando la mamma glielo dice.
Questa rivelazione si configura come un evento traumatico che scuote le fondamenta della sua identità, della sua immagine di sé basata su un’origine certa, di figlio legittimo in un determinato contesto sociale e culturale.
Secondo Kaes (2002), infatti, l’identità “è un problema che a che fare con la possibilità di riconoscersi come appartenenti a qualcosa, qualcuno da cui si ha avuto, appunto, origine. Il senso della propria origine, quindi, insieme all’ambiente che ci ha allevato e che continua a circondarci con le sue relazioni e i suoi affetti, è essenziale per la completezza della propria identità”
Ma perché esiste questo segreto? Qual è la sua funzione? Potremmo pensare a un meccanismo di difesa, un meccanismo di protezione dell’integrità della famiglia e della continuità delle generazioni, ma questa protezione produce un’esclusione, una frattura interna al nucleo familiare, generando un’area di non detto, un vuoto psichico che provoca tensione e ambiguità.
Si potrebbe dire che sia intervenuta una sorta di rimozione della decisione consapevole di adottare. Una rimozione utilizzata per proteggere l’Io da contenuti ritenuti inaccettabili o intollerabili, tenendo lontani pensieri, emozioni, ricordi dolorosi o spiacevoli.
Thibau reagisce a questo disvelamento, probabilmente spinto da un bisogno vitale (il trapianto di midollo), con un processo di trasformazione e accettazione delle sue mancanze (il non sapere da dove viene, il non sapere la sua antica storia familiare). Questo processo, che dal segreto porta al desiderio di conoscere le sue origini e le sue radici, consente di costruire un rapporto autentico con il fratello Jimmy.
Se da un lato la rivelazione del segreto modifica la rete di relazioni familiari e rompe un’apparente armonia, dall’altro consente la possibilità di nuove forme di legami basate sulla verità e sull’accettazione.
La musica, nel film, è il medium per superare le divisioni simboliche e reali.
Riferimenti bibliografici
Artoni Schlesinger, Claudia (2006) Adozione e oltre, Borla
Kaes, René (2002) La costruzione dell’identità in correlazione all’alterità e alla differenza, Psiche, N.1
Schopenhauer, Arthur (1982) Die Welt als Wille und Vorstellung, 1819, tr.it Il mondo come volontà e rappresentazione, Mursia
