”Un dolore condiviso è un dolore a cui è stato estratto il veleno…Se abbiamo la fortuna di essere capiti in modo amorevole e di continuare ad amare nonostante frustrazioni, delusioni e disastri che sono parte della vita, la nostra dimensione relazionale e la nostra consapevolezza di essa continueranno ad approfondirsi e a estendersi verso orizzonti sempre più ampi” (pag.27 Isca Wittenberg, “Sulla fine e sull’inizio”)
“Inizi difficili”, lavoro fresco di stampa, racchiude una coralità di interventi sull’età evolutiva, ognuno dei quali mostra, con molta sensibilità e delicatezza, l’importanza di prendersi cura degli inizi, di un essere vivente che è appena nato. Il momento della nascita è la prima linea di demarcazione, di cesura, tra una fine e un inizio, fine della vita intrauterina, con i suoi spazi contenitivi che attutiscono i suoni, e inizio della vita nel mondo esterno che segna l’incontro con lo sguardo della madre, con le sue braccia, con luci e suoni, con una temperatura diversa cui iniziare a adattarsi. La nascita è probabilmente il cambiamento più intenso a cui siamo tutti soggetti. Le tracce degli inizi sono impresse in quelle memorie affettive che si depositano nell’inconscio non rimosso e che permangono nella psiche come quel conosciuto non pensato. Il testo fa luce proprio su questo speciale momento. I vari contributi sono tutti legati da un filo rosso: l’attenzione e la cura che è essenziale fornire al nascituro e all’ambiente che lo accoglie per sostenere e ridurre l’impatto degli esiti che un’entrata al mondo complicata può portare con sé. Gli autori esplorano, da diverse prospettive, le molteplici condizioni che possono rendere questo inizio così difficile: prematurità, traumi familiari, difficoltà psicofisiche, e altro ancora. Sottolineano con chiarezza quanto le primissime esperienze di vita del bambino influenzino lo sviluppo successivo e come tali esperienze si radichino sul corpo e sulla psiche di ciascun soggetto, influenzando il modo di entrare in relazione con gli altri e con sé stessi. In queste circostanze emotivamente impattati e turbolente diventa ancor di più proteggere il filo dell’amore, che può facilmente spezzarsi. Infatti, ogni inizio è contornato da incertezze, paure, ambivalenze e porta con sé un lutto. Il cambiamento può essere sentito come un mostro persecutorio, ed ogni inizio, anche se le cose funzionano bene, è sempre complesso. L’ansia legata al non sapere come si evolvono le cose, soprattutto quando ci sono problematiche mediche, è terribilmente difficile da tollerare e questo può portare la coppia genitoriale a sentirsi invasa e, così, non si lasciano trasportare dall’intuizione, fondamentale per potersi prendere cura dei bisogni emotivi del bambino. Il flusso di luce che entra, fatto di urgenze, preoccupazioni, angosce può renderli ciechi a ciò che sta realmente accadendo. Questo impedisce quel “rispecchiamento” e quel “contemplare insieme” (p. 82) che a sua volta permette l’interiorizzazione “di un oggetto che ama e protegge il Sé” (p 183) sorgente di vitalità e forza. Il passaggio della cura che consiste nel passare dall’avere “di fronte qualcuno all’essere con qualcuno” (p 110) può essere ostruito.
Le nove sezioni di cui è composto il testo, al cui interno si trovano molteplici contributi, denotano con chiarezza la complessità intrinseca che caratterizza questo momento della vita. Una complessità non solo strutturale, ma profondamente psichica, esistenziale, e relazionale. Non si tratta dell’inizio cronologico della vita, ma dell’emersione del soggetto nel mondo. Ogni sezione del testo si fa allora portavoce di un aspetto di questo snodo. Il fatto stesso che il testo si articoli in questo modo suggerisce una tensione verso la pluralità: come se una sola voce non bastasse, come se per cogliere davvero la densità psichica di questo periodo della vita fosse necessario un coro di sguardi, di teorie, di esperienze. Ogni contributo diventa un tassello nella comprensione. Infatti, la nascita, come ogni autore mostra implicitamente, non è solo un evento biologico: è un taglio simbolico, un ingresso nella dimensione dell’alterità. In questo senso, ogni sezione del testo può anche essere letta come un tentativo di dare voce ai molteplici strati di senso che si condensano nell’atto dell’inizio. La nascita è un appello all’altro che dovrà rispondere con uno sguardo, con una presenza, con una tenuta affettiva capace di accogliere la dipendenza assoluta del neonato. I vari capitoli si offrono come un’esplorazione di questo spazio originario, dove il corpo e la psiche iniziano a inscriversi nell’ordine del linguaggio, della relazione, del desiderio. Le prime esperienze sensoriali, le prime assenze, i primi contenimenti – tutto ciò plasma una memoria preverbale che continuerà ad agire, silenziosamente, nel fondo dell’apparato psichico.
La fecondità del testo emerge con particolare forza dalla pluralità delle situazioni cliniche che vi sono presentate. Esse non costituiscono soltanto esempi o illustrazioni, ma si configurano come veri e propri luoghi di pensiero. I vari racconti clinici mostrano come in questo spazio relazionale che si gioca il fulcro della cura psicoanalitica. Non sono dunque semplici resoconti: sono testimonianze vive del lavoro dell’inconscio, luoghi in cui il dolore psichico trova una forma, in cui il non pensato tenta una prima articolazione simbolica. Le numerose situazioni cliniche presentate partecipano alla stessa produzione del sapere. Questo rende la pubblicazione ancora più ricca mostrando al lettore che il sapere che si genera è un sapere incarnato che prende forma dall’ascolto e dall’accoglienza dell’altro nella sua radicale alterità. È questa la vera ricchezza del testo: non l’accumulo di esempi, ma la profondità con cui ogni frammento clinico interroga, e invita il lettore a mettersi in gioco.
In conclusione, l’intero lavoro si rivela un invito potente e necessario a orientare lo sguardo verso l’età evolutiva e l’ambiente che la circonda — non solo come sfondo, ma come co-protagonista nella formazione della soggettività. Ciò che emerge con forza non è soltanto l’importanza dello studio dello sviluppo, ma la necessità di riconoscere che, fin dai primissimi momenti di vita, il soggetto si struttura nel gioco continuo tra interno ed esterno, tra mondo intrapsichico e campo relazionale. La lettura di quest’opera rappresenta dunque un passaggio fondamentale per chi desidera ampliare il proprio sguardo sulla psiche in divenire. Offre spunti per comprendere come l’ambiente lascia tracce nello spazio psichico del bambino. Gli eventi precoci, le presenze e le assenze, agiscono come matrici di senso che plasmano l’apparato psichico, influenzandone la struttura, le difese e le aperture future. Questo lavoro, dunque, non si limita a fornire strumenti teorici o clinici: accende una riflessione viva, umana. Si rivolge non solo al professionista, ma a chiunque sia disposto a mettersi in ascolto delle forme nascenti della vita psichica — là dove tutto ha inizio.
