BUIO IN SALA 2025 – L’uomo d’argilla di Anaïs Tellenne. Commento di Stefania Nicasi
Due sono gli indizi in apertura: la caccia alle talpe e il souvenir che la postina porta da Praga. Su questi torneremo. Comincio col dirvi la prima impressione che mi ha lasciato il film. È un’impressione sensoriale, sensuale, sconvolgente. Un effetto simile, ma mediato dalla parola scritta, me lo aveva fatto la lettura del romanzo vitalistico di Lawrence: Lady Chatterley si innamora del guardiacaccia, un amore che si consuma nel bosco lasciandosi alle spalle la raffinata ma esangue e dissanguata (siamo nel 1928, all’indomani della prima guerra mondiale) civiltà dalla quale lei proviene. Sono stata letteralmente catturata dalle scene di posa, dalle mani che plasmano l’argilla, culminanti nella potente scena erotica – la scena madre appunto – il cui effetto, se ci fossero dubbi, si apprezza nella sequenza immediatamente successiva. Mi era parso un film che prima di tutto parla al corpo – sicuramente aveva parlato al mio. Nel momento in cui lo sfiora, lo esplora e lo plasma, lo anima. Non è questo il prodigio che compiono la manipolazione materna del neonato …
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